Nonostante gli appelli al dialogo e le azioni di repressione dei giorni scorsi, dilaga la protesta antigovernativa in Iran, con nuove manifestazioni a Teheran e in diverse città. Siamo ormai al dodicesimo giorno consecutivo di rivolte, innescate dall’impennata dell’ inflazione e da un svalutazione record della divisa nazionale, il rial. Rivolte che hanno toccato oltre 50 citta e 25 province sulle 31 di cui si compone il paese. Stando a quanto riferisce l’agenzia stampa Fars, che è vicina ai guardiani della rivoluzione, due poliziotti sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco nella citta di Lordegan. I manifestanti morti invece sarebbero almeno 45, tra cui otto minorenni, secondo l’organizzazione Iran Human Rights, basata in Norvegia.
L-ONG “netblock” che si batte contro la censura di internet nel mondo ha segnalato diverse interruzioni dei servizi di connettività in tutto il paese, un segnale che viene interpretato da alcuni osservatori come indice di debolezza del regime. I canali televisivi iraniani basati all’estero hanno diffuso immagini di grandi raduni sia nella capitale che in molte altre grandi città, come Tabriz o Mashhad.
Si tratta degli scontri più importanti dal 2022, quando venne uccisa la giovane Mahsa Amini, arrestata dalla polizia religiosa per non avere correttamente indossato il velo e deceduta in seguito in circostanze mai chiarite.
Trump minaccia interventi e vede il figlio dello Shah
Donald Trump è tornato a minacciare che “colpirà duro” l’Iran se le forze dell’ordine cominciano ad uccidere i manifestanti. Il presidente USA inoltre si appresta a incontrare martedi Reza Pahlavi, il figlio dell’ultimo Shah di Persia, deposto neo 1979 dalla rivoluzione iraniana che poi portò all’instaurazione del regime deglia ayatollah.
Reza Pahlavi è atteso a Mar-a-Lago martedì prossimo, stando a quanto scritto su X dall’influencer di estrema destra Laura Loomer. “Pahlavi sta tornando” è uno degli slogan uditi alle manifestazioni di piazza. Dal canto suo l’erede della dinastia spodestata ha chiesto via social agli iraniani di dimostrare tutta la loro ostilità all’attuale regime questa sera e domani sera, nelle strade o anche dai balconi di casa.
Il presidente Massud Pezeshkian, esponente dell’ala moderata, è invece tornato a fare appello alla “più grande moderazione” nei confronti dei manifestanti, così come al “dialogo” e all’”ascolto delle rivendicazioni del popolo”. Ma il presidente in Iran non controlla ampi settori dello Stato, come i pasdaran o l’apparato giudiziario, che rispondono invece alla guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.
Nei giorni scorsi il capo dell’apparato giudiziario, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha avvertito che non ci sarebbero state “nessuna clemenza e indulgenza” nei confronti dei “rivoltosi”.

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