GUERRA IN MEDIO ORIENTE

Iran, parla l’analista: ‘Nessuna delle parti può permettersi di accontentarsi, la pace è tutta in salita’

“Non sono affatto sicuro che tra due settimane si possa evitare il ritorno alla guerra” dice Frederic Encel, dell’Istituto di scienze politiche di Parigi, al Radiogiornale

  • Oggi, 13:49
  • Oggi, 15:04
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian

  • AP Photo/Angelina Katsanis)
Di: Radiogiornale-Chriara Savi/MgR 

Le posizioni di USA ed Iran appaiono inconciliabili, con piani e punti diversi. Questo basterà per intavolare discussioni che consentano di uscire dal conflitto? Il Radiogiornale lo ha chiesto a Frederic Encel, professore di relazioni internazionali all’Istituto di Scienze Politiche a Parigi.

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  • Keystone

“Prima di tutto tra le due liste di richieste - quelle degli USA e quelle iraniane - non c’è alcun minimo comune denominatore. E questa non è una novità. E’ ovvio che, all’inizio di ogni negoziato ciascuno chieda molto per ottenere meno. Solo che, questa volta, si ha davvero la sensazione che il regime iraniano, arriverà fino in fondo a un nuovo scontro militare, con l’unico obiettivo, in definitiva, di rimanere al potere.
D’altro canto, Donald Trump non può accontentarsi di una mezza vittoria, nonostante le spacconate e la propaganda sfrenata. Nessuno si fa illusioni: gli americani non hanno ottenuto un grande trionfo. È un inizio molto difficile di negoziati che porta al pessimismo. Spero di sbagliarmi, ma non sono affatto sicuro che tra due settimane si possa evitare il ritorno alla guerra”.

E’ l’Iran che arriva in posizione di forza a questo tavolo negoziale?

“In effetti il regime è ancora al potere e questo rappresenta una vittoria assolutamente trionfale. Ma questo regime è alla guida di un Paese distrutto per tre quarti, dal punto di vista militare. Questo non si vede, la propaganda iraniana può nascondere in parte questa debolezza, mostrando manifestazioni di giubilo in occasione delle parate a Teheran. Ma fondamentalmente l’Iran, oggi, non può portare avanti il suo programma nucleare. E non può nemmeno rinnovare le sue scorte di missili balistici o la produzione. Da questo punto di vista non si può affermare che l’Iran si trovi in una posizione di forza”.

Ma ha il controllo dello stretto di Hormuz...  

“Certamente l’Iran può mantenere una spada di Damocle sulla libera circolazione marittima nel Golfo. Ma nessuno al mondo vuole che l’Iran possa imporre pedaggi e mantenere tale minaccia. Nessuno Stato mediorientale lo accetta e questo vale anche per alleati dell’Iran, come la Cina. Quindi, questa spada di Damocle è al tempo stesso una forza e una debolezza”.

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RG1230 - Intervista di Cristina Savi

RSI Info 09.04.2026, 12:52

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