La Russia non è disposta ad accettare il cambio di potere consumatosi durante il fine settimana a Kiev. Da Mosca lunedì sono giunte parole durissime: le nuove autorità ucraine, riconosciute dall’Unione Europea, dai suoi paesi membri e dagli Stati Uniti, vengono definite un “ammutinamento armato” e “un’aberrazione” dal primo ministro russo Dmitri Medvedev.
“A rigore - afferma il premier da Sochi, dove con il presidente Vladimir Putin ha celebrato ieri l'esito trionfale delle olimpiadi invernali - oggi non abbiamo con chi parlare a Kiev. La legittimità di tutta una serie di organi istituzionali pone seri dubbi". Il Governo, sempre secondo Medvedev, “é rappresentato da gente che gira con passamontagna neri e kalashnikov. E questi non sono partner con cui dialogare".
Già ieri il Cremlino aveva richiamato in patria il suo ambasciatore. Oggi, in un comunicato pubblicato sul sito del ministero degli Esteri russo, Mosca accusa “alcuni paesi occidentali” di non curarsi del destino dell’Ucraina, ma di essere spinti da “calcoli geopolitici unilaterali” e denuncia l’affioramento in Ucraina di tendenze “dittatoriali”, “metodi terroristici” e “misure anti-russe”.
Reuters/ANSA/AB
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RG 18.30 - La corrispondenza di Lucia Sgueglia
RSI Info 24.02.2014, 20:01
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RG 18.30 - L'inviato della RSI Pierre Ograbek, in collegamento da Kiev
RSI Info 24.02.2014, 20:00






