Gallery image - Kiev, reportage dalla "terra di nessuno"
È ormai una terra di nessuno. Poche decine di metri. Completamente ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio. Se la polizia vorrà forzare qui il blocco dei manifestanti… dovrà calzare dei pattini. Ad attenderli, dall’altro lato, alcuni loro furgoni completamente bruciati, andati persi in precedenti scontri. E poi tre muraglioni di sacchi pieni di ghiaccio e di carbone.
Una normale via del centro di Kiev, completamente stravolta. Qui si sono radunati i più radicali, gente che ha già trascorso settimane e settimane in attesa attorno a dei pneumatici in fiamme, per riscaldarsi a -15°C. Ora il loro volto è quasi nero, le mani e i vestiti anche. Hanno caschi di tutti i tipi: da quello dell’esercito a quelli da cantiere dai colori vivaci, oppure da motocicletta anni ’60 senza più visiera. Hanno degli scudi di tutti i tipi (persino un’antenna parabolica riciclata!). Aspettano solo che al di là della barricata qualcuno si muova. Covano un profondo rancore e un profondo dolore: 5 dei loro amici sono morti in scontri con la polizia. Che da parte sua ha scelto proprio questo punto, tra piazza Maidan e lo stadio della Dinamo di Kiev, per mantenere la visibilità e soprattutto la pressione.
Da diversi giorni gli agenti antisommossa si limitano ad osservare dall’alto di una collinetta. Ma sono sempre schierati, con un muro di scudi di metallo dinnanzi a loro. Sono in molti ed incutono timore. Ma il freddo è pungente anche per loro. Nei giorni scorsi alcuni agenti sarebbero svenuti, anche a causa di rifornimenti insufficienti. Ora una parte di loro viene alloggiata in un hotel 3 stelle poco lontano. Tutti quanti si organizzano.
E più passa il tempo, più sarà difficile costringere con la forza i manifestanti a togliere il loro insediamento nel cuore di Kiev. Una cittadella autonoma dove delle donne offrono spontaneamente del cibo e del tè caldo a tutte le ore. Dove i cittadini portano in offerta dei vestiti: ce n’è un mucchio intero sopra e accanto ad una bancarella. Chi vuole passa e si serve.
Tre volte al giorno il popolo di piazza Maidan si raccoglie in preghiera. Il palco serve anche per delle funzioni religiose, oltre che per tenere dei discorsi politici spontanei, o per declamare delle poesie.
Il vento non dà tregua. Ma la piazza dell’Indipendenza continua a rimanere affollata. Sarebbe stato più semplice tentare una rivoluzione durante il mese di luglio o agosto. La gente invece continua a sfidare il freddo glaciale. La voglia di cambiamento è molto più tenace.
Pierre Ograbek
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RG 18.30 La corrispondenza
RSI Info 28.01.2014, 08:51
La situazione attuale
I manifestanti antigovernativi hanno sgomberato lunedì la sede del Ministero della giustizia, occupata da domenica. Questo in seguito alla minaccia da parte delle autorità di introdurre lo stato d’emergenza ed arrestare tutti i negoziati in corso. In tarda serata il presidente ucraino Viktor Ianukovich ha poi proposto all’opposizione un’amnistia per tutti i manifestanti antigovernativi arrestati, a patto che vengano sgomberati gli edifici pubblici occupati. Le leggi anti-protesta approvate il 16 gennaio scorso, invece, “saranno approvate ancora una volta dal parlamento” se non hanno ricevuto obiezioni.
Appello di Iulia Timoshenko
Iulia Timoshenko, leader dell’opposizione, ha intanto lanciato un appello dall’ dall’ospedale di Kharkiv, dove è ricoverata in stato di detenzione per un’ernia al disco: invita i manifestanti a non accettare le condizioni “umilianti” proposte dalle autorità. L’obiettivo principale è quello di ottenere elezioni presidenziali e parlamentari anticipate.





