Con 133 voti a favore, 12 contrari e 31 astenuti, i delegati delle Nazioni Unite hanno sollecitato la transizione politica in Siria e condannato la repressione messa in atto dal regime del presidente Bashar Al-Assad.
All'indomani delle dimissioni rassegnate da Kofi Annan quale inviato speciale in Siria, l'Assemblea generale dell'ONU ha anche deplorato la mancanza di azione da parte del Consiglio di sicurezza delle stesse Nazioni Unite.
Un segnale da Palazzo di Vetro
La paralisi dei quindici membri del Consiglio di sicurezza è stata al centro di numerose critiche, giunte non solo dai Paesi membri, ma anche dai vertici dell'Organizzazione. Il suo segretario generale, Ban Ki-moon, si è rammaricato delle divisioni che hanno bloccato l'azione del Consiglio. Da parte sua, il presidente dell'Assemblea ha sottolineato come "l'inattività del Consiglio di sicurezza dà un esempio sbagliato a tutte le parti del conflitto". Nassir Abdulaziz Al-Nasser ha concluso dicendo che, a fronte di tale paralisi, "l'Assemblea generale ha un ruolo da svolgere per la pace internazionale".
Mosca e Pechino hanno votato "no"
Tra i Paesi che si sono detti contrari alla risoluzione ci sono la Russia e la Cina, che già tre volte hanno bloccato l'azione del Consiglio di sicurezza attraverso il loro diritto di veto. Pollice verso anche da Corea del Nord, Iran, Cuba, Venezuela e dalla stessa Siria.
Nonostante dal testo della risoluzione - elaborata dall'Arabia Saudita - siano stati cancellati i punti riguardanti l'invito a Bashar Al-Assad di lasciare il potere, Mosca e Pechino hanno deciso di votare "no". Il testo non ha comunque un potere vincolante come invece i documenti del Consiglio di sicurezza.
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