Reportage

La corsa all’oro della Mauritania

Decine di migliaia di minatori artigianali lavorano alla cosiddetta “estrazione informale”, senza misure di sicurezza e con altissimi rischi personali e ambientali

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La corsa all’oro della Mauritania

RSI Info 30.08.2025, 05:30

  • Andrea Ferro
  • Andrea Ferro
Di: Andrea Ferro (testo, video e fotografie) 

In Mauritania, l’estrazione informale dell’oro è un fenomeno diffuso che comporta numerose problematiche ambientali, di sicurezza e di salute per i minatori. Il sottosuolo del paese è ricco di giacimenti auriferi, concentrati principalmente nella zona orientale, come a Tasiast, dove opera una delle miniere industriali più grandi del continente, e a Zouerate, nota per l’attività mineraria informale. Si stima che oltre 20’000 minatori artigianali siano attivi in tutto il paese, con un aumento significativo rispetto al passato. Le attività minerarie informali, iniziate negli anni ’80, hanno subito un’accelerazione alla fine degli anni ’90, dopo la scoperta di giacimenti significativi e con il rincaro del prezzo dell’oro, che nel 2023 ha superato i 1’900 dollari l’oncia.

Oro, l'estrazione selvaggia in Mauritania

Fotografie di Andrea Ferro

Dal punto di vista ambientale, l’uso del mercurio per separare l’oro dai materiali di scavo porta a gravi contaminazioni del suolo e delle acque. Si calcola che ogni anno vengano dispersi nell’ambiente diverse tonnellate di mercurio, con effetti devastanti sugli ecosistemi locali. La rimozione indiscriminata del terreno danneggia inoltre gli habitat naturali, contribuendo alla deforestazione e alla perdita di biodiversità. Le risorse idriche sono particolarmente sotto pressione: nella regione del Tagant, l’intensivo sfruttamento delle falde acquifere da parte dei minatori ha generato conflitti con le comunità locali, spesso basate su agricoltura e pastorizia.

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Mohamed ha lavorato per anni come minatore e capo squadra di due gruppi di lavoratori, principalmente nel sito di scavo di Azrael. Anche se ha abbandonato l’attività mineraria da tempo, continua a convivere con le conseguenze del disturbo da stress post-traumatico, sviluppato dopo il tragico crollo di un pozzo in cui persero la vita tre membri del suo team, tra cui un caro amico.

  • Andrea Ferro

Dal punto di vista della sicurezza, le condizioni di lavoro nelle miniere informali sono estremamente precarie. Ogni anno si registrano decine di incidenti mortali a causa di crolli e frane, aggravati dalla mancanza di standard di sicurezza e dall’impiego di attrezzi rudimentali. Le ferite e gli infortuni gravi sono frequenti, mentre l’assenza di protezioni personali espone i lavoratori a rischi continui. L’esposizione prolungata al mercurio provoca danni irreversibili al sistema nervoso, tra cui tremori, disturbi cognitivi e, nei casi più gravi, insufficienza renale. L’ambiente polveroso delle miniere contribuisce inoltre alla diffusione di malattie respiratorie croniche, come la silicosi, che colpisce molti lavoratori in giovane età. L’industria dell’oro attrae anche un numero crescente di migranti provenienti da paesi limitrofi come Mali, Senegal, Burkina Faso e Guinea.

Nonostante l’industria mineraria moderna abbia portato investimenti significativi e contribuito al 13% del PIL nazionale, l’estrazione informale dell’oro continua a rappresentare una sfida. È necessario un maggiore impegno nella gestione sostenibile delle risorse naturali e nel miglioramento delle condizioni di lavoro, sia attraverso l’introduzione di normative più rigorose che attraverso programmi di formazione e sostegno per i minatori.

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