Una corte d’appello federale statunitense ha stabilito venerdì che gran parte dei dazi doganali imposti da Donald Trump sono illegali; questi restano tuttavia in vigore fino a quando la Corte Suprema non prenderà una decisione.
La Corte d’appello degli Stati Uniti per il circuito Federale (questo il nome dell’organo giudiziario, ndr.) ha stabilito che Trump non era legalmente autorizzato a dichiarare un’emergenza nazionale per imporre tasse sulle importazioni da quasi tutti i paesi del mondo: una sentenza che ha ampiamente confermato una decisione di maggio presa in primo grado da un tribunale federale di New York, specializzato in diritto commerciale.
Secondo il testo della sentenza (adottata con una maggioranza di 7 giudici a 4), “la legge conferisce al presidente poteri significativi per adottare una serie di misure in risposta a una situazione di emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste misure include esplicitamente il potere di imporre dazi doganali e altre tasse”. L’esecuzione di questa decisione è stata però sospesa fino al 14 ottobre, concedendo così all’amministrazione Trump la possibilità di ricorrere alla Corte Suprema, la più alta corte della magistratura federale. Le politiche protezionistiche varate dall’inquilino della Casa Bianca restano pertanto in vigore.
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Donald Trump, lo scorso 2 aprile (data che lui stesso ha definito come il “giorno della liberazione”), ha imposto dazi fino al 50% ai Paesi con cui gli USA hanno un deficit commerciale (alla Svizzera sono toccati dazi del 39%, ndr.) oltre a un dazio “di base” del 10% per tutti gli altri. Nel frattempo, alcuni dazi sono stati ribassati ma solo dopo che varie cancellerie hanno accettato accordi commerciali favorevoli a Washington.
La sentenza odierna, anche se non ha congelato i dazi, è comunque un problema per la Casa Bianca, in quanto alcuni Paesi potrebbero ora resistere a future richieste da parte degli USA, ritardare l’attuazione di impegni presi o persino cercare di rinegoziare i termini degli accordi finora stabiliti. Infine, se la decisione della Corte federale venisse confermata, Washington potrebbe dover rimborsare parte delle tasse sulle importazioni finora riscosse.

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