Prima della guerra Viltaiy Gilevitch era uno sportivo professionista: maratone, ciclismo, arti marziali, il lavoro nelle palestre di Odessa. Tre giorni dopo l’invasione russa, come molti altri giovani ucraini, ha lasciato tutto e si è presentato in caserma per arruolarsi. Ora parla dei suoi amici e commilitoni della 126° brigata morti poco più che ventenni. Ricordare, e soprattutto trasmettere la memoria alle giovani generazioni, è il suo compito di capo del care service della brigata.
"Dobbiamo far sì che la gente sappia chi ci ha permesso di vivere in un paese indipendente", spiega in un parco di Odessa, dove sta preparando un’installazione con le foto e le storie dei compagni uccisi per l’anniversario dell’invasione. Il militare si prende cura anche dei superstiti, esortandoli, per sua stessa ammissione con scarso successo, a cercare aiuto psicologico per superare lo stress post traumatico della guerra.
Parte del lavoro del soldato Gilievitch è anche parlare nelle scuole: "Quando ero studente imparavamo cose passate che non sempre capivamo - dice - questi bambini crescono con i missili sopra le loro teste e comprendono perfettamente".
Il lavoro nelle scuole
Nelle scuole lavora anche Vladislav Mihalienko, insegnante e professore di scienze. Racconta dei continui allarmi che lo costringono a interrompere persino una lezione a distanza appena cominciata; le regole sono queste, lui e gli allievi devono mettersi al riparo, anche se in realtà gli allarmi vengono ignorati dalla popolazione. C'è poi il 30% degli studenti che segue le lezioni dall’estero ed è ancora più lontano dalla realtà del conflitto.
"L’istruzione - dice Mihalienko - è l’arma principale per ricostruire il nostro futuro". Per il futuro il giovane docente sogna di mettere le sue competenze sulle energie rinnovabili al servizio del paese e della ricostruzione.
Anche i sogni dei suoi allievi guardano oltre la guerra. Vitalik ha 17 anni e lo sguardo attento. Dopo la guerra vuole viaggiare e tornare a passare le giornate con i tanti amici rifugiati all’estero. Ora la sua priorità però è l’esame di maturità alle porte, poi ci saranno gli studi. Il suo futuro lo immagina comune a quello di molti altri giovani cresciuti in una città di mare come Odessa. Vitalik vuole lavorare sulle navi: "Magari - dice sorridendo - diventerò capitano".






