Ventidue tonnellate di esplosivi sono state scoperte e sequestrate martedì dalla polizia afgana, una notizia che bene illustra il pericolo che minaccia le elezioni presidenziali e locali di sabato. I talebani hanno promesso che faranno di tutto per disturbarne lo svolgimento e gli uffici elettorali saranno fra i bersagli prediletti.
I ribelli islamici, dopo aver lanciato un appello al boicottaggio della consultazione, hanno insanguinato la campagna di avvicinamento, perpetrando attentati suicidi a ripetizione soprattutto nella capitale Kabul. La scorsa settimana sono stati presi di mira fra gli altri la residenza di un’ONG (due morti) e funzionari incaricati dell’organizzazione del voto (cinque vittime). È stato colpito anche un albergo di lusso frequentato dalla comunità internazionale (nove uccisi compresi due bambini, quattro erano stranieri).
Il clima è pesante, come prima della consultazione del 2009: le elezioni avevano avuto luogo ed erano state convalidate, ma aveva votato appena il 33% della popolazione secondo dati dell’ONU, il 5% a Kandahar, allora principale teatro delle violenze. La partecipazione anche questa volta rimane un’incognita.
Sullo sfondo, c’è l’imminente partenza delle truppe straniere presenti da oltre un decennio nel paese. È previsto per la fine del 2014. Lo scrutinio sarà il terzo dalla caduta del regime talebano nel 2001, il primo senza Hamid Karzai, che dopo 12 anni al potere non può ripresentarsi. In migliaia si contendono un posto nei consigli provinciali, in otto aspirano alla poltrona di capo dello Stato. I favoriti sono tre: l’ex ministro degli esteri Zalmai Rassoul, vicino al presidente uscente e appoggiato dal fratello di Karzai, che si è ritirato dalla corsa, l’economista Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah, giunto secondo cinque anni fa. Il ballottaggio è previsto per il 28 maggio.
AFP/pon
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