Kevin McCarthy è stato eletto speaker della Camera USA nella notte tra ieri venerdì e oggi sabato. Gli ci sono volute ben 15 votazioni spalmate su quattro intense giornate e un finale burrascoso per farcela.
Un successo arrivato quasi a sorpresa, alla fine di una giornata che era partita bene per McCarthy ma che improvvisamente aveva preso tutta un'altra piega alla fine della 14esima votazione quando gli mancavano solo due voti alla vittoria. L'arcinemico Matt Gaentz, che nelle ore precedenti si era detto ottimista sulla possibilità di un accordo ironizzando persino sul fatto che i ribelli repubblicani non "avevano più nulla da chiedere" al candidato speaker, ha deciso di astenersi. Una mossa inaspettata che ha irritato McCarthy e che ha dato avvio a un acceso battibecco in aula tra i due.
Kevin McCarthy è il nuovo presidente della Camera USA
Per la prima volta dall'inizio della votazione più lunga della storia della Camera americana - era dal 1923 che uno speaker non veniva eletto il primo giorno e dal 1859, da prima della guerra civile, che non si verificano così tante votazioni - il repubblicano è rimasto sul filo di lana fino all'ultimo. Quando sembrava che il voto dovesse essere riportato a lunedì, secondo fonti bene informate, sembra che Donald Trump abbia telefonato a Gaentz e ad un altro dissidente, Andy Biggs, che aveva votato per un terzo candidato alla 14esima chiamata, per convincerli a dare la loro preferenza al 'suo' candidato.
Visto che i due ribelli hanno deciso di astenersi nella votazione numero 15 così come hanno fatto altri quatto "dissidenti" repubblicani, McCarthy l'ha spuntata ottenendo i 216 voti necessari. Per raggiungere il risultato utile, negli scorsi giorni, McCarthy aveva dovuto fare parecchie concessioni ai dissidenti del partito; concessioni che vanno dalla possibilità di cacciare lo speaker anche se la proposta viene adottata da un singolo deputato, un altro posto per gli ultraconservatori della commissione di controllo delle leggi quando arrivano in Aula, possibilità di votare su leggi di sicurezza per i confini, sui limiti di mandati e una promessa di taglio del budget della Difesa.

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