Profonda paura di contrarre un virus che non lascia scampo e diffidenza diffusa nelle istituzioni sanitarie ma più in generale nei confronti di tutti i possibili “ untori”. È questa la vita ai tempi dell’ebola nella capitale della Sierra Leone, Freetown, dove il virus oltre a seminare morte sta cambiando nel profondo le abitudini sociali di un intero popolo.
È quanto ha raccontato al Radiogiornale Ernest Sesay, responsabile dell'associazione “Family Homes Movement” di Freetown, che dal 1996 è attiva nel recupero e reinserimento di bambini soldato, oggi invece impegnata nella prevenzione della febbre emorragica.
RG/Red. MM






