Da quando è ripresa la guerra, lo scorso marzo, in Libano sono state uccise dalle forze israeliane 3’711 persone. Sono i dati che fornisce il ministero della Sanità Libanese. Ma come raccoglie queste informazioni sulle vittime della guerra? L’inviata della RSI Bettina Müller lo ha chiesto direttamente al ministro della Sanità libanese (e chirurgo vascolare) Rakan Nasreddine.
Il ruolo della Svizzera
Rientrato da Ginevra da due settimane, il ministro della Sanità libanese elogia gli sforzi diplomatici della Svizzera per un ritorno alla pace. “State davvero facendo un buon lavoro diplomatico”, esordisce Rakan Nasreddine, che denuncia la situazione di aggressione, di violenza contro i civili, il personale sanitario e contro i bambini nel sud del Libano.
Il sistema di raccolta dati
Ma come raccoglie il ministero i dati sulle vittime della guerra? C’è il centro operativo per le emergenze, spiega il ministro, che si occupa di aggiornare e verificare i dati sulle persone ferite e uccise nei bombardamenti, da lui definiti martiri. Dati che arrivano dagli ospedali e da chi opera sul terreno. È un lavoro che avviene in collaborazione con la Croce Rossa Internazionale, con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e con la Difesa civile, precisa il ministro Nasreddine.
Le cifre pubblicate dal ministero si basano su una lista con nomi, cognomi, date di nascita delle persone uccise o ferite. Ogni caso è documentato e verificabile. A volte chi resta schiacciato sotto un edificio bombardato o muore in seguito a delle ustioni per le esplosioni, non arriva all’ospedale ed è difficilmente riconoscibile e si fa il test del DNA per identificarlo.
Perché non si distingue tra civili e combattenti
Perché nel bilancio delle vittime non si fa la differenza tra vittime civili e combattenti uccisi? “Non è la nostra missione quella di fare la differenza tra le persone uccise, perché spesso anche un combattente ha una famiglia, una moglie e dei figli. E allora come la mettiamo? È una scusa per ucciderli? Quello che posso dirvi, basandoci sui dati in nostro possesso, sull’età e il genere delle persone uccise è che la grande, la stragrande maggioranza, sono civili, il 10% sono bambini e moltissime sono le donne. Noi stiamo parlando di numeri, purtroppo. Ma queste persone decisamente non sono dei numeri. Sono padri, madri e figli, sorelle, fratelli, infermieri, soccorritori, gente che aveva un lavoro, una casa, degli affetti. Nei media si parla del numero delle vittime, ma mi creda, per noi sono molto ma molto di più”.

Libano: la diretta della nostra inviata
Telegiornale 09.06.2026, 20:00









