di Lorenzo Amuso
L’onda rosa sudamericana ha rallentato. Non si è ancora arenata, ma l’esito delle presidenziali in Argentina testimonia uno spostamento del baricentro politico dell’intera regione. Un “risultato sorprendente” - secondo il Clarín - che certifica la crisi di un sistema politico durato 12 anni. Il kirchnerismo, appunto, travolto da un “disastro elettorale” (La Prensa). Una “profonda delusione” per l’attuale presidente, Cristina Kirchner (Guardian).
Ballottaggio il 22 novembre
Contrariamente a previsioni e sondaggi della vigilia, il candidato designato dalla stessa Kirchner, Daniel Scioli, non solo non ha raggiunto quota 40%, il minimo che gli veniva accreditato, ma soprattutto ha visto il suo margine di vantaggio sul leader dell’opposizione, Mauricio Macri, ridotto ai minimi termini. Una vittoria striminzita, l’ha definita il Daily Telegraph, che rimanda l’elezione del presidente al secondo turno. Quando l’ago della bilancia - sottolinea la BBC - sarà Sergio Massa, che però deve ancora decidere a chi dare i suoi voti. Per la prima volta dunque il nuovo inquilino della Casa Rosada uscirà dal ballottaggio del 22 novembre.
Fine di una stagione
Solo allora si capirà compiutamente cosa resta della stagione del kirchnerismo, e più in generale di quel populismo di sinistra che ha governato numerosi stati sudamericani nel recente passato. Da Hugo Chávez in Venezuela a Luíz Inácio Lula da Silva in Brasile, da Evo Morales in Bolivia a Rafael Correa in Ecuador nel 2006. Governi dalla spiccata vocazione sociale, accompagnata da spinte autoritarie, che hanno cavalcato una forte ripresa economica grazie all’aumento dei prezzi delle materie prime. Ma che progressivamente hanno dovuto fare i conti con la corruzione dilagante, strisce trimestrali di recessione, uno stato sociale non più sostenibile.
Londra distratta
Per la verità, l’indice di gradimento di Cristina Fernández de Kirchner, che per legge non ha potuto correre per il terzo mandato, resta altissimo, attorno al 40%. Ma neppure il suo carisma è bastato per garantire una successione automatica. Le resta un mese per salvare la sua eredità politica, e magari sperare di ripresentarsi nel 2019. Un prolungamento di campagna elettorale seguito con curiosità più che da vera partecipazione da Londra. L’Argentina resta pur sempre la terza economia del Sudamerica, dunque un partner economico che non si può trascurare. Ma la ferita delle Falkland/Malvine è un’ossessione tutta argentina. Sui media britannici, per dire, le elezioni parlamentari in Polonia, svoltesi in contemporanea con quelle argentine, hanno trovato molto più spazio. D’altronde sono centinaia di migliaia i polacchi nel Regno, a fronte di poche migliaia di argentini.



