Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi hanno dichiarato di essere convinti che Alexei Navalny, l’oppositore del presidente russo Vladimir Putin, sia stato avvelenato da una tossina letale mentre si trovava in un campo di prigionia russo nell’Artico, dove è morto il 16 febbraio 2024.
I cinque Paesi sono arrivati a questa conclusione grazie alle analisi di campioni prelevati dal corpo di Navalny. Sarebbe infatti trovata la presenza di epibatidina, una tossina proveniente da rane velenose sudamericane, che non è presente in natura in Russia. Mosca è stata quindi segnalata all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Ed è stata inoltre espressa preoccupazione per il fatto che “la Russia non abbia distrutto tutte le sue armi chimiche”.
“La Russia aveva i mezzi, il movente e l’opportunità”
Nella dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri dei cinque Paesi hanno sottolineato: “La Russia ha affermato che Navalny è morto per cause naturali. Tuttavia, data la tossicità dell’epibatidina e i sintomi riportati, è altamente probabile che la causa del decesso sia stata l’avvelenamento. Navalny è morto mentre era in prigione, il che significa che la Russia aveva i mezzi, il movente e l’opportunità di somministrargli questo veleno”.
“Ora sappiamo che Vladimir Putin è pronto a usare armi chimiche contro il proprio popolo per mantenere il potere”, ha scritto su X il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot.

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Notiziario 14.02.2026, 15:00
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