I due russi feriti e presi prigionieri nel sud-est ucraino dalle truppe di Kiev hanno ribadito, venerdì, davanti agli osservatori dell'OSCE di essere soldati regolari dell'esercito di Mosca. Una vera e propria confessione, che, per la prima volta, viene affidata ai rappresentanti di un organismo internazionale indipendente senza la presenza delle autorità ucraine.
Mosca respinge la versione dei due soldati continuando a negare che nel Donbass vi siano soldati russi che combattono al fianco dei separatisti e definendo i due degli ex militari a cui le forze speciali ucraine hanno strappato con la forza una testimonianza che faceva loro comodo.
Nel sud-est ucraino intanto si continua a morire nonostante la fragile tregua siglata a febbraio: il portavoce militare di Kiev, Andrei Lisenko, ha annunciato che nelle ultime 24 ore sono stati uccisi tre soldati ucraini, e altri 12 sono rimasti feriti. Ma nel Donbass i militari di Kiev non muoiono solo perché colpiti dal fuoco nemico: nel suo nuovo rapporto, Amnesty International denuncia esecuzioni sommarie di combattenti ucraini da parte dei miliziani.
Red.MM/ATS/Swing




