Una carneficina, compiuta in piena notte da uomini con armi da fuoco, benzina e machete, che ha lasciato in terra i cadaveri, molti dei quali bruciati, mutilati o fatti a pezzi, di almeno 100 abitanti di tre villaggi del centro della Nigeria.
È l'ultimo sanguinoso capitolo di un conflitto strisciante nello Stato a popolazione mista cristiana e musulmana di Kaduna, che intreccia rancori etnici, dissidi sulla terra e odio religioso e che dalle elezioni presidenziali nigeriane del 2011, che diedero la vittoria al cristiano Goodluck Jonathan, ha prodotto centinaia di morti.
Il capo della polizia non ha fornito un bilancio né ha attribuito la responsabilità della strage. Ma la popolazione locale, dedita all'agricoltura e a maggioranza cristiana, accusa i pastori di etnia Fulani o Haussa, considerati non indigeni, musulmani che da sempre contendono la terra e i diritti di pascolo agli stanziali dei villaggi.
ATS/Swing








