Jo Song-gil, per oltre un anno ambasciatore nordcoreano "reggente" in Italia, ha chiesto asilo politico con la sua famiglia a inizio dicembre in un "imprecisato Stato occidentale". Jo, ora "protetto" dalle autorità italiane "in un luogo sicuro", è stato "incaricato d'affari" di Pyongyang fino al 20 novembre dell'anno scorso.
Lo riportano i quotidiani sudcoreani, citando fonti diplomatiche di Seul e rivelando così quella che sarebbe un'altra defezione di alto livello tra le fila dei funzionari di Pyongyang all'estero. La richiesta di asilo sarebbe la prima di un diplomatico del Nord di alto livello dalla diserzione del 2016 di Thae Yong-ho, numero due dell'ambasciata a Londra.
Il diplomatico, 48 anni, ha ricoperto il ruolo di incaricato d'affari dal 9 ottobre 2017 dopo l'espulsione dell'ambasciatore Mun Jong-nam in risposta al sesto test nucleare nel settembre dello stesso anno effettuato da Pyongyang violando le risoluzioni dell'ONU, ed è conosciuto, secondo il giornale di Seul, come il figlio o il genero di un funzionario dei livelli più alti nordcoreani.
Il Ministero degli esteri italiano ha intanto reso noto che "non risulta nessuna richiesta d'asilo da parte di un funzionario nordcoreano". A proposito di Jo Song-gil, le autorità italiane hanno dichiarato che "per via diplomatica è stato a suo tempo comunicato l'avvicendamento dell'incaricato d'affari nordcoreano a Roma. Un avvicendamento che ha poi avuto luogo”.
RG 12.30 del 03.01.19 - Il servizio di Paola Nurnberg
RSI Info 03.01.2019, 14:30
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