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"Ora spostare case e fiumi, ma non vogliamo sentirlo"

Paride Antolini, presidente dei geologi dell'Emilia Romagna: "La nostra rete idrografica non può sopportare precipitazioni di questa intensità, servono interventi sul territorio"

  • 17 May 2023, 13:59
  • 24 June 2023, 05:44
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Il salvataggio di un uomo intorno a Faenza

Il salvataggio di un uomo intorno a Faenza

  • keystone/Guardia costiera italiana
Di: Anna Valenti/redMM

Quella che ha colpito l'Emilia Romagna è la seconda alluvione nel giro di poche settimane. Quali sono le ragioni di questo disastro: solo le piogge copiose o c'è altro? La RSI lo ha chiesto a Paride Antolini, presidente dei geologi dell'Emilia Romagna.

"Abbiamo avuto in Romagna, in questi due giorni, una tempesta perfetta, con una piovosità incredibile, che ha coinvolto la montagna con le frane, la pianura con gli allagamenti e la costa con le mareggiate", spiega il presidente dei geologi dell'Emilia Romagna, Paride Antolini. "Già il 2 e 3 maggio avevamo avuto precipitazioni importanti, erano decenni che non avvenivano. Ieri e oggi in 48 ore abbiamo superato i 200 millimetri di pioggia su un intero bacino e la nostra rete idrografica non può sopportare delle precipitazioni che non erano mai avvenute; parliamo di una volta ogni cent'anni. Ora si tratterà di capire, perché noi abbiamo un territorio densamente abitato, cioè da da Rimini a Piacenza è un susseguirsi senza continuità di abitazioni, aree artigianali, industrie, con fiumi ogni venti metri, quindi è una situazione molto delicata e critica".

Piogge copiose, concentrate in 48 ore, ma quanto ha inciso, sulla capacità di assorbire l'acqua dei terreni, il periodo di siccità che ha preceduto il maltempo?
"Sul fatto che ci sia stato il periodo siccitoso non ha influito. Poi tra l'altro in Emilia Romagna abbiamo una diga con 33 milioni di metri cubi che a marzo aveva tracimato, quindi una certa piovosità c'era stata. Sono venute queste piogge che hanno creato a inizio maggio danni anche strutturali sugli argini e quindi cedimenti, rotture oltre che tracimazioni. Sono dei problemi strutturali che non dovrebbero esserci".

L'Emilia Romagna è una delle regioni più esposte al rischio idrogeologico, che è molto elevato (ad esempio il rischio di frane), ma è anche una delle regioni più ricche ed efficienti. Non è che, però, è stata trascurata la cura del territorio? Davvero non era prevedibile quanto accaduto?
"Ripeto, quando abbiamo 200 millimetri di piovosità in un bacino non si può parlare di superficialità. L'Emilia Romagna è una regione ricca, dove c'è anche un'attenzione al territorio. Però ripeto, dobbiamo ragionare su quello che è successo, cioè dobbiamo inserire degli strumenti che non siano solo di protezione civile, ma anche di interventi sul territorio".

A che cosa si riferisce con esattezza?
"Aree di laminazione, casse di espansione, eccetera, eccetera. Nel momento in cui si prevede che le arginature di un fiume non possano contenere le acque, queste acque devono andare lateralmente al fiume, quindi in aree destinate ad accogliere le piene, senza arrecare danni alle abitazioni. Sono aree che vengono destinate a questi usi, quindi aree agricole, aree a fianco dei fiumi che possono essere inondate. Bisogna spostarsi su quegli interventi che, forse, il cittadino ama di meno, anche perché quando si comincia a spostare delle abitazioni o si allargano i fiumi si va a intaccare la proprietà privata... ognuno di noi comincia a essere un attimo preoccupato. E la politica non dice mai le cose al cittadino, quello che gli dovrebbe dire a muso duro, in faccia, perché il cittadino non se le vuol sentir dire e la politica non gliele vuole dire".

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