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Pace a Gaza: Hamas alza la posta. E a Mosca incontra Fatah

Haniyeh: tutti i palestinesi ad Al Aqsa per il Ramadan - USA chiedono a Israele di consentire l’accesso alla spianata delle moschee “ai fedeli pacifici” - Mosca tenta di inserirsi nella mediazione

  • 28 February, 19:39
  • 28 February, 21:40
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  • HAMAS ISRAELE
Ismail Haniyeh, nuovo capo dell'ufficio politico di Hamas

Ismail Haniyeh, nuovo capo dell'ufficio politico di Hamas

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Di: Agenzie/Info RSI

Il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha chiesto a tutti i palestinesi di recarsi in marcia a pregare alla moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme, per l’inizio del Ramadan, previsto per il 10 marzo. L’appello interviene proprio mentre in Qatar le parti in conflitto stanno negoziando una tregua di quaranta giorni che gli Stati Uniti sperano venga proclamata proprio per quella data e si dicono ragionevolmente ottimisti di poterci riuscire. Si tratta del tentativo più serio di portare la pace nella striscia dall’inizio del conflitto. L’accordo prevederebbe anche la liberazione di 40 ostaggi in cambio di 400 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

In un messaggio televisivo, Haniyeh ha detto che Hamas è flessibile nei negoziati, ma al tempo stesso rimane pronto a continuare la lotta. Il leader del movimento ha anche chiesto maggiore sostegno ai Paesi arabi e islamici: “è nostro dovere prendere l’iniziativa per rompere la cospirazione della fame”. Solo oggi, secondo il ministero della Salute di Gaza (controllato da Hamas), quattro bambini sono morti di estrema disidratazione o malnutrizione all’ospedale Kamal Adwan. Anche l’ONU e le agenzie umanitarie denunciano una situazione difficilissima per gli oltre 2 milioni di persone intrappolate nella Striscia.

Trentamila persone sono state uccise dall’inizio della guerra, scoppiata dopo che il 7 ottobre scorso - in un attacco a sorpresa senza precedenti nella storia di Israele - i miliziani di Hamas hanno ucciso 1’200 persone e catturato 253 ostaggi, alcuni dei quali sono ancora in mano alle milizie del movimento islamico.

Un portavoce del governo israeliano ha definito le parole di Haniyeh “molto infelici” e lo ha accusato di voler estendere il conflitto alla Cisgiordania. Per il ministro della difesa Yoav Gallant, l’obbiettivo di Hamas è costringere l’esercito israeliano a impegnarsi in altri fronti per alleggerire la pressione su Gaza. Gallant ha anche fatto appello agli ebrei ortodossi affinché rispondano al reclutamento. Gli ortodossi sono normalmente esentati dal servizio militare.

Intanto il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich - esponente dell’estrema destra religiosa alleata del Likud di Netanyahu - si è impegnato a continuare l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, nonostante le pressioni internazionali. Smotrich ha annunciato l’approvazione di un nuovo villaggio e ha detto che l’espansione ‘‘proseguirà con impeto’‘.

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L’inizio del ramadan - il mese più sacro del calendario islamico, destinato alla preghiera e al digiuno dall’alba al tramonto - è una scadenza importante che agisce come pungolo sui negoziatori. La moschea di Al-Aqsa, nella città vecchia di Gerusalemme, è uno dei luoghi più sacri dell’Islam ed è stata più volte in passato teatro di scontri. Israele ha annunciato che potrebbe imporre limiti al diritto di accedervi, per motivi di sicurezza. I palestinesi si dicono determinati a ignorarli. Il governo USA ha fatto pressione su Israele affinché consenta l’accesso alla spianata delle moschee “a tutti i fedeli pacifici”.

Il governo israeliano è sotto pressione anche da parte dei parenti degli ostaggi, che sperano proprio nel ramadan come occasione per un gesto umanitario.

Sotto pressione è anche Mosca, che sta cercando di ritagliarsi un ruolo ospitando domani un inedito incontro tra Hamas e Al Fatah, il movimento storico palestinese a cui appartiene il presidente Abu Abbas. L’obbiettivo sembra essere la creazione di un governo tecnico che però non dovrebbe includere formalmente esponenti di Hamas (considerata un’organizzazione terrorista) per permettere agli occidentali di riconoscerlo come partner.

“E’ chiaro che tra Hamas e Fatah c’e’ una profonda differenza di approccio e non sarà facile colmare queste differenze. Pero’ Gaza ha bisogno di un governo per la ricostruzione, e questo potrebbe portare a raggiungere un’ intesa, nel nome del bene dei palestinesi”, spiega a “Seidisera” il giornalista Michele Giorgio, collaboratore della RSI dal Medio Oriente.

A proposito dell’incontro, il ministro degli esteri dell’ ANP ha gia detto che non bisogna attendersi miracoli. Non di meno, progressi nel dialogo tra i due movimenti costituirebbero anche un successo diplomatico per Mosca.

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