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Pennsylvania, Trump cerca il bis

Era la terra della working class e degli operai, ora avanza il malcontento verso i democratici: viaggio negli Stati in bilico

  • 18 settembre 2020, 16:48
  • 10 giugno 2023, 04:46
  • ELEZIONI USA 2020

Radiogiornale delle 12.30 del 16.09.2020: il reportage dalla Pennsylvania, di Emiliano Bos

RSI Mondo 18.09.2020, 10:30

  • RSI/Emiliano Boc
Di: Emiliano Bos, corrispondente dagli Stati Uniti

La battaglia dei cartelli si svolge su Scott Street, tra villette mono-famigliari e prati curati. Da una parte quelli di Trump-Pence, scritta bianca su fondo blu. Dall’altra il tandem Biden-Harris 2020, scritte blu/rosse su fondo bianco. “Quattro anni fa dovevo chiedere alle persone di metterli davanti a casa, ora arrivano qui a prenderseli”, ci dice Dave Mitchko, sprofondato su una sedia all’esterno del suo garage. Ormai è diventato un punto di riferimento in questa vallata di ex-minatori e operai siderurgici. Tutti i sostenitori di Trump sanno che da lui si trovano questi piccoli rettangoli di cartone, diventati un’irrinunciabile carta d’identità politica da ostentare con orgoglio nel giardino ai tempi dell’America polarizzata.

“Suona il clacson se stai con Trump” si legge su un altro cartello davanti alla casa di Dave. E qualcuno strombazza facendo il segno con le dita a “V” dal finestrino. Vittoria.

Qui Trump ha già vinto. Nel 2016 ha strappato la Pennsylvania ai democratici dopo 24 anni. Certo d’un soffio. Anzi, meno: lo 0,7% in più di Hillary Clinton.

Pro-Trump in Pennsylvania

RSI Mondo 08.07.2020, 16:48

“Ma adesso c’è molto più entusiasmo, sarà un successo schiacciante” prevede Dave. Questo signore ha 53 anni, in passato è stato un consigliere comunale democratico qui a Olyphant, borgo della middle class che per decenni è stata l’ossatura di questo partito. Pure Dave aveva la tessera. Ma durante l’amministrazione Obama l’azienda per cui lavorava ha trasferito la produzione in Messico. Dave e consorte hanno perso l’impiego. Il partito democratico ha perso due voti.

C'è chi si accontenta di uno. C'è chi invece non rinuncia a ostentare la propria appartenenza politica a chiunque transiti davanti alla sua casa.

C'è chi si accontenta di uno. C'è chi invece non rinuncia a ostentare la propria appartenenza politica a chiunque transiti davanti alla sua casa.

  • RSI/Emiliano Bos

“Questa contea era quanto di più blu si possa immaginare”, blu è il colore dei liberal. Ma poi è arrivato Trump. Che ha promesso posti di lavoro. In Pennsylvania, a conti fatti, sono aumentati solo del 2% dall’inizio del suo mandato. “Ma Trump sta lottando per noi: America First” insiste Dave. Che quattro anni aveva votato per Trump. E ora è diventato un beniamino del partito. Quando il presidente è venuto in visita nella vicina città di Scranton – che ha dato i natali a Joe Biden – Dave ha fatto parte del convoglio presidenziale. “Guidavo il pulmino dei giornalisti” racconta con orgoglio. Lo stesso orgoglio con cui chiede a sua figlia di appoggiare accanto alla sua sedia un fucile automatico AR-15. “I democratici vogliono toglierci il nostro diritto costituzionale a portare le armi, insieme ad altri diritti e a tutto il resto” aggiunge Ken Krauchick, amico di Dave ed ex-collega nella stessa fabbrica ormai chiusa. Canotta blu e cappelli a spazzola brizzolati, Ken è sempre stato repubblicano. Eppure nel 2012 aveva votato proprio per Obama. “Ma Cina e Messico hanno preso i nostri posti di lavoro. Trump li ha riportati”.

Il signor Vince sostiene Joe Biden. Ha vissuto all'estero e ritiene che Trump abbia rovinato l'immagine degli USA nel mondo.

Il signor Vince sostiene Joe Biden. Ha vissuto all'estero e ritiene che Trump abbia rovinato l'immagine degli USA nel mondo.

  • RSI/Emiliano Bos

Un paio di isolati più in là, il signore Vince ha tutt’altra percezione di Trump e della sua permanenza alla Casa Bianca. Davanti alla sua casa ha due cartelli con la scritta Biden-Harris 2020. Per quale motivo? “Un motivo per ogni cartello: Biden ha una coscienza, non credo il nostro presidente l’abbia. Biden si prende cura delle persone, a differenza del nostro presidente…quante ragioni vuole? Posso andare avanti”. Scuote la testa, parla lentamente. “Non c’è nulla di credibile in quello che dice Trump. Non è più nemmeno questione se essere democratici o repubblicani”.

Trump nel 2016 la conquistò con lo 07% di margine a 24 anni dall'ultima vittoria repubblicana. Ora cerca il bis.

Trump nel 2016 la conquistò con lo 07% di margine a 24 anni dall'ultima vittoria repubblicana. Ora cerca il bis.

  • RSI/Emiliano Bos

Per Justin Taylor, invece, è proprio questo il punto. Da che parte stare.

Lui da 17 anni è il sindaco della vicina cittadina di Carbondale, che significa “la valle del carbone”. Aveva 25 anni quando venne eletto. Ora, al suo quinto mandato, è in crisi profonda. Ce lo racconta nel suo studio al primo piano del municipio, un elegante edificio di mattoni rossi di fine ‘800, vestigia del passato industriale di queste colline sventrate per estrarne antracite. Qui nel 1831 venne aperta la prima miniera sotterranea di carbone d’America. Qui fu messa sui binari la prima locomotiva degli Stati Uniti, per portare i carichi di “coal” fino al canale e diventare poi un collegamento con New York e Filadelfia.

Qui nel cuore della Rust Belt, gli operai – i blue-collar - hanno scritto la storia. Ma qualcosa sta cambiando, mi dice il sindaco. “A 18 anni sono diventato democratico perché me lo disse mio nonno, non c’era da discutere”.

Però nel frattempo è proseguito il declino della siderurgia, gli altiforni sono stati spenti, la deindustrializzazione e la ruggine hanno eroso le certezze di una busta-paga che garantiva uno status da classe media. Non è cambiato solo il panorama economico. Ma anche quello politico. Il partito – insiste Taylor, oggi 42enne – “non è più lo stesso”. C’è un senso di stanchezza nelle sue parole. “I democratici non tollerano più le opinioni diverse, sono troppo a sinistra, prolungano programmi sociali che non hanno mai fine e i lavoratori non ottengono nulla”.

Il municipio di Carbondale una cittadina nel cuore della Rust Belt dove fino a qualche decennio fa si estraeva carbone e c'erano acciaierie.

Il municipio di Carbondale una cittadina nel cuore della Rust Belt dove fino a qualche decennio fa si estraeva carbone e c'erano acciaierie.

  • RSI/Emiliano Bos

Questo sindaco inquieto non ha ancora deciso del tutto se abbandonare il "partito dei lavoratori”, mentre Biden – nato in queste stesse contee alla periferia dei grandi centri urbani - si propone come il campione della middle class. “Se tutti lavorano, c’è meno bisogno di interventi sociali e di aiuti pubblici. Devo ammettere che con Trump c’è il lavoro. Qui nella nostra comunità vedo negozi e attività che offrono un impiego, non li avevo mai visti in passato". Qui a Carbondale il 92% degli abitanti sono bianchi. Obama vinse sia nel 2008 che nel 2012. Quattro anni fa si è imposto Trump. "Può piacere o non piacere, ma lui è il nostro presidente. Se oggi c’è un personaggio come lui alla presidenza, è solo per responsabilità di questo partito democratico".

Il sindaco non ha ancora deciso se abbandonarlo del tutto. "Non so se e quando lo farò, se diventerò indipendente o repubblicano. Ma non mi riconosco più nei democratici".

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