Gli Stati Uniti sembrano essere sempre più attivi e interventisti su tutti i fronti: solo negli ultimi mesi si ricordano gli attacchi in Iran, in Nigeria e recentemente in Venezuela.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ancora martedì, non ha escluso un intervento in un Paese alleato. L’ipotesi di usare l’esercito in Groenlandia, quindi, è sul tavolo, dice Trump. L’isola appartenente alla Danimarca per l’amministrazione americana è una priorità di sicurezza nazionale, per citare lo stesso Governo, che in realtà mira però soprattutto alle sue risorse.
Ma come si vivono questi momenti le persone sul posto, in Groenlandia? È la domanda posta dai colleghi di SEIDISERA a Robert Peroni, ex alpinista italiano che vive lì da oltre 40 anni.
“Ne parliamo molto, però noi abitiamo sulla costa orientale. Qui se ne parla meno perché siamo molto lontani dalla classica Groenlandia che ha il 95% di abitanti sulla costa occidentale. Abbiamo delle paure strane. Nella testa c’è la classica paura di qualcuno che venga a imporre la nostra vita. Dall’altra parte, ci sono gli americani che sono ancora della Seconda guerra mondiale, che erano molto positivi e accettati in Groenlandia. La pancia, perciò, è positiva; la testa è negativa. Abbiamo un conflitto incredibile. Inoltre, ci sono coloro che hanno bisogno dei sussidi e sappiamo esattamente che gli Stati Uniti, con i sussidi, sono molto stretti”.
Crede che un intervento, anche non militare e quindi meno appariscente, che farebbe leva sui vantaggi che gli Stati Uniti potrebbero dare alla Groenlandia, possa convincere le persone che vivono lì ad accettare un cambio di governo sopra di loro?
“Non credo. Gli americani verranno sicuramente in Groenlandia, e ci sono già. Sarà un’espansione per gli Stati Uniti. Tutti, però, sanno che gli Stati Uniti hanno fatto del male anche ai loro popoli nativi – indiani, Inuit del Canada, dell’Alaska – e non è stato positivo. La Danimarca ha fatto degli errori, questo è vero, ma ha fatto anche tanto bene. Perciò la gente è titubante. Hanno paura”.
Diceva che gli Stati Uniti sono già in Groenlandia. Può spiegare in che maniera sono presenti?
“Durante la Seconda guerra mondiale c’erano migliaia di soldati americani in Groenlandia. C’erano delle basi enormi. Adesso è rimasta una base nel nord del Paese e non è solo una base in un territorio straniero, ma è degli Stati Uniti. Si deve avere un passaporto per entrare. Credo che gli americani vengano in Groenlandia anche come turisti. Non saranno in divisa, non avranno i cannoni, però si insedieranno e credo che guideranno il futuro della Groenlandia, purtroppo”.
Quindi l’arrivo progressivo, più silenzioso, degli Stati Uniti.
“Giusto. Molto silenzioso.”
Il Governo danese, proprio negli ultimi giorni, ha preso una posizione piuttosto forte a favore del mantenimento dello status quo, quindi della Groenlandia nella Danimarca. Vi sentite presi più in considerazione da Copenaghen negli ultimi mesi?
“La signora Mette Frederiksen è molto gentile, però è molto ferma e dice che la Groenlandia non è in vendita. La Danimarca è contro, assolutamente. Perché gli Stati Uniti vogliono dividere la Groenlandia dalla Danimarca e poi attaccarla”.
Articolo legato alla trasmissione SEIDISERA delle 18:00 del 07.01.2026
https://rsi.cue.rsi.ch/info/mondo/%E2%80%9CLa-Groenlandia-non-%C3%A8-in-vendita%E2%80%9D--2730817.html

Groenlandia: "tutte le opzioni sul tavolo"
Telegiornale 07.01.2026, 20:00








