Mondo

Pesca e sostenibilità, un binomio fragile

Il consumo di prodotti ittici è aumentato negli anni globalmente e pure in Svizzera; a rischio c'è la biodiversità dei mari e la protezione delle specie

  • 15.06.2022, 18:54
  • 20.11.2024, 18:39
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Non sappiamo più che pesci pigliare

RSI Info 15.06.2022, 12:28

  • Checchino Antonini
Di: Checchino Antonini 

Negli ultimi 25 anni il consumo di pesce in Svizzera è lievitato del 60%. E quasi tutto il pesce consumato nella Confederazione è di importazione: la pesca nelle acque interne e gli allevamenti ittici svizzeri, infatti, coprono meno del 6% della domanda. Il consumo pro-capite supera i nove kg l’anno e, incrociando i dati di Fischereistatistik e Migros, si deduce che peschiamo troppo e consumiamo male generando un pesante impatto sull'habitat marino.

Ovviamente il fenomeno è globale (se un abitante della Terra nel 1961 consumava circa 9 kg di pesce, oggi ne consuma più di 20) poiché il continuo sviluppo dei metodi di trasporto e conservazione, nel giro di un secolo, ha trasformato il pesce da risorsa locale a risorsa globale. In Europa, ai primi di luglio, cade il Fish Dependence Day e in Italia accade verso la metà di maggio: è il momento in cui si esaurisce l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei.

Il dato italiano, 20 kg a testa di consumi ittici, raddoppia le cifre della Confederazione: oggi un abitante di Milano, stando a uno studio annunciato dal New York Times, consuma più pesce rispetto a un abitante di Napoli, Palermo o di un’isola greca. E il mercato mondiale concentra su appena cinque specie - tonno, pollack d'Alaska, salmone, gamberi e merluzzo nordico – il 50% della domanda con evidente rischio per la biodiversità che si somma alle mole di catture accessorie e di sprechi lungo la filiera (secondo la FAO non arriva in tavola il 35% del pescato), alle insidie dell’inquinamento e del climate change: nel 2021 le temperature dell’Oceano hanno segnato un ennesimo record per il sesto anno consecutivo.

Cambiamenti climatici e temperature elevate

Il Mediterraneo è il bacino che si riscalda a velocità più elevata come spiega uno studio su Advance Atmospheric Sciences. Nei mari di tutto il mondo, quasi il 90% delle specie destinate al commercio è soggetto a pesca eccessiva. L’overfishing, la pesca insostenibile effettuata anche con attrezzi fortemente impattanti, riguarda sia il consumo diretto sia la quantità di pescato destinato alla piscicoltura. Negli allevamenti convenzionali si finisce per utilizzare come mangime una quantità di pesce superiore a quella che poi si ottiene. Oggi più della metà del pesce e dei frutti di mare che consumiamo provengono da allevamenti e questo genera pesanti interrogativi sulla sostenibilità dell’acquacoltura.

RSI ha incontrato Gabriele Bertacchini, naturalista, autore di "Il pesce è finito. Lo sfruttamento dei mari per il consumo alimentare" per capire cosa si nasconde dietro quello che acquistiamo e se sono possibili una pesca e un consumo sostenibili.

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