Omicidio colposo plurimo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza e sfruttamento di mano d'opera clandestina. Per la morte dei sette lavoratori cinesi carbonizzati e il ferimento di altri tre nel rogo della ditta-dormitorio a Prato , la procura ipotizza questi reati. L’indagine che si profila complessa perché, sottolineano gli inquirenti, "molte persone sono reticenti".
Le fiamme si sarebbero sprigionate dall'angolo in cui era stato allestito il cucinino, fornelli per cucinare e stufette elettriche per riscaldarsi nel grande laboratorio dove dieci o forse più lavoratori dormivano su un soppalco. Di certo, oltre le sette vittime e i tre feriti (due gravi e una donna già dimessa) nel capannone c'era una coppia con un bambino. Hanno preso in braccio il piccolo e sono fuggiti via.
Si fatica anche a capire chi sia il titolare vero. Difficile rompere il muro del silenzio. Il mattino dopo la tragedia solo una delle sette vittime era stata identificata, un lavoratore clandestino di nome Hu arrivato come un fantasma a Prato dalla provincia dello Ze Yang e che come tale vi ha vissuto. Nessuno ancora ha reclamato i suoi resti, così come quelli degli altri operai cinesi morti: troppo pericoloso per molti loro connazionali avvicinarsi in questi casi all'obitorio.
ANSA/Diem





