Reportage dal confine libano-siriano

Qaa, dove il passato di sangue alimenta la paura di una nuova guerra

Il sindaco che uccise un attentatore, le cicatrici degli attacchi jihadisti e l’ombra di Damasco: viaggio nel villaggio cristiano libanese stretto tra mille conflitti altrui

  • Un'ora fa
  • 56 minuti fa
immagine
03:14

Libano sotto attacco da Israele e Siria

Telegiornale 19.03.2026, 20:00

  • Mattia Capezzoli/RSI
Di: Naima Chicherio e Mattia Capezzoli, inviati RSI in Libano

Qaa sorge a pochi chilometri dal confine siriano, nel nord del Libano: è un piccolo villaggio cristiano che conosce la guerra da generazioni e che oggi si ritrova di nuovo al centro di tensioni che non sembrano avere fine. Ai timori per i bombardamenti israeliani si aggiunge ora quello di un possibile intervento della Siria, il cui nuovo governo potrebbe voler regolare i conti con Hezbollah, la milizia sciita che durante la guerra civile siriana aveva fornito supporto all’ex dittatore Bashar al Assad.

TG20-REPO LIBANO SIRIA_977.jpg
  • Mattia Capezzoli/RSI

Il sindaco che fermò un attentatore con la pistola

Bachir Mattar, sindaco di Qaa, ricorda ancora quella notte del 2016. “Erano le quattro del mattino. C’era un ferito e mi sono girato: da quella direzione arrivava un’altra persona. Gli ho chiesto chi fosse, non mi ha risposto. Era a circa sei metri. Ha estratto un ordigno, voleva farsi esplodere”, racconta al Telegiornale della RSI. Mattar ha tirato fuori la pistola e ha abbattuto l’attentatore. Ma era già troppo tardi: una prima esplosione aveva già causato decine di morti e feriti. Era l’apice di un’ondata di attacchi portati avanti da militanti dello Stato Islamico che attraversavano il confine per colpire la comunità cristiana.

Qaa

Qaa

  • Mattia Capezzoli/RSI

Le ferite aperte della comunità

Ektimal Touma era lì e ancora oggi fatica a nascondere il rancore: “Non li amiamo perché ci hanno delusi. Quando sono uscita sulla strada ho visto ovunque resti umani, è stata una scena raccapricciante. Come puoi amare i siriani, che oggi sono qui come profughi? Si sono presi le nostre terre e il nostro paese”.

Una diffidenza che, come spiega Michel Mattar, uno dei dieci agenti di polizia del villaggio, affonda le radici molto lontano. “Nel 1978 i siriani hanno ucciso quindici persone qui nel nostro villaggio”, ricorda. E oggi quella paura è tornata. “Non sappiamo se i siriani entreranno in Libano o no. Non sappiamo se Israele ci attaccherà. Prima c’erano i terroristi. Ci sono sempre cattive sorprese”.

N36KC-.png

Un Cristo a braccia aperte sulla frontiera

Gli adulti della comunità preferiscono tacere, il peso dei ricordi è troppo grande. I giovani guardano invece al presente con più fiducia: “Io mi sento al sicuro perché qui c’è l’esercito e da quando sono nata non ho visto nulla di brutto”, dice una ragazza del villaggio.

Sulle alture che dominano Qaa, una statua di Cristo tende le braccia verso l’orizzonte: verso la Siria, verso Israele, verso chiunque. Un messaggio di speranza, nell’attesa che si possa finalmente parlare di pace.

TG20-REPO LIBANO SIRIA_3954.jpg
  • Mattia Capezzoli/RSI
rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare