I quattro braccianti pachistani uccisi ieri in pieno giorno ad Amendolara, paesino sulla costa jonica della Calabria, sono stati bruciati mentre erano ancora vivi all’interno di un camioncino parcheggiato in un distributore di benzina. In un primo tempo era apparso come un incidente. Ora è certo che si è trattato di omicidio.
Gli investigatori ne hanno avuto la conferma dalle immagini della videosorveglianza, nelle quali si vedono due persone che bloccano le portiere dall’esterno, dopo aver lanciato del liquido infiammabile dentro il veicolo che prende subito fuoco.

Le immagini della videosorveglianza
I due individui, già fermati ed interrogati, sono di origine pachistana, come le loro vittime. Sono tutti braccianti agricoli che lavoravano nelle campagne della zona.
Le indagini ipotizzano un regolamento di conti che sarebbe avvenuto nell’ambito del caporalato. Quel sistema criminale che recluta con compensi da fame per conto dei datori di lavoro, braccia per la raccolta di ortaggi, arance, pesche e fragole.
Secondo le inchieste del sindacato CGIL, qui il caporale è a sua volta un migrante che parla anche l’italiano, a differenza dei connazionali. Sono migranti, spesso senza documenti, pagati 15€ al giorno, che per dormire su un materasso in un casolare fatiscente pagano al caporale 200€ al mese.
È un sistema che prospera con l’assenso della ‘ndrangheta. Al momento però gli inquirenti escludono un loro ruolo, perché le cosche non agirebbero mai in pieno giorno ed in presenza della videosorveglianza.
Radiogiornale 12.30 del 2.6.2026









