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Sharon, dall'esercito alla politica

La carriera di generale, la visita sulla Spianata delle moschee, il ritiro dalla Striscia di Gaza e la virata al centro

  • 11.01.2014, 14:46
  • 4 maggio, 12:53
Gerusalemme, il primo ministro palestinese Mahmoud Abbas stringe la mano a Sharon

Gerusalemme, il primo ministro palestinese Mahmoud Abbas stringe la mano a Sharon

  • KEYSTONE

Nato il 27 febbraio 1928 in Palestina da genitori originari della Bielorussia, Ariel Sharon è stato il braccio destro di Menahem Begin, fondatore storico della destra israeliana.

Il "falco" si ricrede

Verrà ricordato, in particolare, per aver rivoluzionato lo scenario politico del paese. Infatti, e malgrado la non usurpata reputazione di "falco", fu capace, come mai nessun altro suo predecessore, di rimettere in discussione il sogno di creare un grande Stato d'Israele ordinando la completa evacuazione della Striscia di Gaza nel 2005, dopo 38 anni di occupazione. Dapprima incondizionato fautore della colonizzazione, giunse alla conclusione che l'unico modo affinché il paese restasse "ebreo e democratico" era di rinunciare ai territori conquistati con la guerra del giugno 1967. Riuscì, in questo modo, a conquistare la stima di gran parte della comunità internazionale, pronta a rivedere il suo giudizio, condizionato da certe sue provocazioni, come quella di recarsi nel settembre del 2000 sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme Est, un gesto che scatenerà la seconda "intifada".

Prima di questa riconversione, fu però implacabile con i palestinesi e i loro alleati, sia nella sua veste di militare (condurrà azzardate quanto brillanti operazioni, raggiungendo il grado di generale, e sarà soprannominato Bulldozer, non solo per la sua stazza), che in quella di politico. Fu ad esempio lui, allora ministro della difesa, a sostenere l'invasione del Libano, nel 1982, per cacciarne Yasser Arafat, personaggio speculare sull'altro fronte. Un'iniziativa, culminata con un massacro di profughi nei campi di Sabra e Shatila per mano di milizie cristiane locali mai ostacolate, poi rivelatasi disastrosa e controproducente.

Primo ministro per due mandati

Nel gennaio del 2001, sull’onda dell’entusiasmo suscitato tra i compatrioti per aver “violato” il terzo luogo santo dell’Islam, tornerà trionfalmente in Governo, dopo essere stato costretto alle dimissioni per i fatti libanesi ed esserci rientrato solo con mandati di minor rilievo (a parte un biennio trascorso come capo della diplomazia tra il 1998 e il 1999). Questa volta, però, per guidarlo. Sarà poi riconfermato senza difficoltà due anni dopo.

L'ultimo gesto eclatante, dalla destra al centro

Uomo dalla battuta caustica, impetuoso e pugnace, diede un'ennesima e ultima prova della sua tempra nel novembre del 2005, quando, sbattendo la porta, lasciò clamorosamente il Likud, per antonomasia il partito della destra, dove ormai era oggetto di contestazioni per il suo ammorbidimento e i progettati ulteriori ritiri dalla Cisgiordania, per fondare il centrista Kadima.

dg

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