"I'm Yulia, I'm 33 and I'm married" (mi chiamo Yulia, ho 33 anni e sono sposata): in un inglese stentato, la vicedirettrice dell'ufficio di promozione turistica di Sochi stronca il mio maldestro e indiretto tentativo di lusingarla: "anche se nessuno parla inglese a Sochi, ci tornerei volentieri, ci sono moltissime belle ragazze".
Yulia è convinta del fatto che Sochi sia pronta ad accogliere i turisti stranieri. Sarà, ma almeno per ora le mie conversazioni senza il traduttore si sono trasformate in teatrini dell'assurdo, infarciti di gesti e preghiere. Per lei, è solo una questione di pratica. I corsi di lingue nel settore alberghiero sono iniziati nel 2011 e se per ora non se ne vedono i risultati, è solo perché sono poche le occasioni di fare pratica.
Anche per i tassisti l'inglese si sta trasformando in un incubo, più che in una occasione. A loro un corso di una manciata di ore costa 4000 rubli (quasi 1200.- franchi). Con, non imparano granché, come ci conferma uno di loro, Ararat, ma senza, non possono ottenere l'accreditamento per circolare sulle strade che durante i giochi saranno dedicate solo agli accreditati.
Forse per questo le aule sono comunque affollatissime. "200-300 persone alla volta" azzarda Simon, giovane insegnante britannico da 7 anni trapiantato in Russia, e da 2 mesi a Sochi. "A volte mi guardano con una faccia perplessa, 2 ore non possono essere sufficienti, ma dopo ho un sacco di richieste di amicizia su Facebook!". Va bene che siamo alle olimpiadi, ma imparare una lingua non è di certo... Un gioco.
Alessandro Chiara






