"Governativi" da una parte, fedelissimi di Silvio Berlusconi: malgrado i tentativi da parte del Cavaliere per tenere unite le sue forze, in seno al centrodestra italiano la separazione si è consumata venerdì sera con l'annuncio di Angelino Alfano di non voler entrare nella (ri)nascente Forza Italia, che vedrà la luce sabato per prendere il posto del Popolo della Libertà.
Il vicepremier e ministro dell'interno ha comunicato nel contempo la formazione di suoi gruppi parlamentari denominati "Nuovo centrodestra", che secondo l'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni conteranno rispettivamente 37 senatori e almeno 25 deputati.
"Non sarà la medesima Forza Italia che abbiamo conosciuto nel 1994", ha spiegato Alfano, "hanno prevalso le forze estreme" ma "restiamo amici di Berlusconi, non ci siamo sbagliati di persona per 20 anni. Gli garantiamo il nostro sostegno per una giustizia più giusta e l'abbassamento delle tasse".
Quando il vertice delle "colombe" ha maturato la decisione, nella sala del Palazzo Santa Chiara in cui si erano riuniti ministri, parlamentari e presidenti di regione più di uno è scoppiato in lacrime, come raccontano alcuni dei presenti.
ANSA/pon
Gallery image - Strappo di Alfano, "no" a Forza Italia
Il divorzio
Il divorzio fra il Cavaliere e il suo pupillo giunge dopo cinque anni di rapporto strettissimo per quanto altalenante. Era il 2008 quando Berlusconi scelse Alfano, 38enne privo di esperienza politica al più alto livello, quale ministro della giustizia. Fu lui a scrivere una delle prime leggi "ad personam", quella che sospendeva i processi per le quattro più alte cariche dello Stato, poi bocciata dalla Corte costituzionale. Nel 2011, dopo la rottura con Fini e la sconfitta alle amministrative, fu ancora Berlusconi a volere Alfano come segretario del PdL. Il delfino, con l'avvento di Monti, pensò fosse giunto il suo momento, ma il Cavaliere non fece l'atteso passo indietro e al suo discepolo toccò il giudizio: "gli manca il quid". Il resto è storia recente.






