Thailandia e Cambogia si sono accusate lunedì di aver ripreso gli scontri al confine, dove Bangkok ha indicato di sferrare raid aerei, riferendo di un suo soldato morto e altri quattro rimasti feriti, meno di due mesi dopo un accordo di cessate il fuoco patrocinato da Donald Trump.
Il ministro cambogiano dell’Informazione, Neth Pheaktra, ha dal canto suo dichiarato all’AFP che gli scontri alla frontiera con la Thailandia hanno causato lunedì la morte di diversi civili cambogiani e una decina di feriti. “Almeno quattro civili cambogiani sono stati uccisi negli attacchi thailandesi» nelle province di Oddar Meanchey e Preah Vihear”, ha affermato il ministro.
Trump aveva definito “storica” la firma di un accordo, il 26 ottobre, tra i due Paesi del Sud-Est asiatico, da tempo contrapposti per una disputa di confine. L’accordo di cessate il fuoco era stato firmato in ottobre a Kuala Lumpur, in Malaysia, sotto l’egida di Washington, che aveva annunciato subito nuovi accordi commerciali con i due Stati.
Ma l’accordo non ha avuto vita lunga ed era stato sospeso già a novembre dalla Thailandia dopo l’esplosione di una mina che aveva ferito quattro suoi soldati. “Pensavamo che la minaccia per la sicurezza si fosse attenuata ma in realtà non è calata”, aveva asserito il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul.
Bangkok accusa regolarmente il Paese vicino di piazzare nuove mine lungo la frontiera. Ma la Cambogia aveva allora espresso i suoi “rammarichi” e affermato che si trattava di residui dei conflitti passati. Phnom Penh aveva ribadito il suo impegno verso l’accordo, che prevedeva tra l’altro la liberazione di 18 prigionieri cambogiani detenuti in Thailandia da diversi mesi.
Le due parti avevano inoltre accettato di ritirare le armi pesanti, di sminare le zone di confine e di proseguire il dialogo, ma nulla era stato risolto sul fondo della disputa.
Thailandia e Cambogia hanno un antico contenzioso sul tracciato di alcune parti della loro frontiera, lunga 800 chilometri, stabilito durante l’epoca coloniale francese. Le zone contese ospitano diversi templi, tra cui quello di Preah Vihear. La Corte internazionale di giustizia ne ha attribuito la sovranità a Phnom Penh, ma Bangkok rifiuta di riconoscere l’autorità del tribunale sulle questioni territoriali.
Sospeso da allora, l’accordo avrebbe dovuto chiudere la pagina di cinque giorni di combattimenti a luglio, a terra e in aria, che avevano provocato almeno 43 morti e costretto circa 300’000 persone a sfollare. Solo un mese e mezzo dopo, le ostilità sono riprese nella notte tra domenica e lunedì e i due schieramenti si accusano reciprocamente della responsabilità.
L’esercito thailandese afferma di essere stato attaccato dalla Cambogia nella provincia di Ubon Ratchathani, aggiungendo che un suo soldato è stato ucciso e altri quattro feriti. Dal canto suo, il ministero cambogiano della Difesa ha dichiarato che le forze thailandesi avevano lanciato un attacco nelle province di confine di Preah Vihear e Oddar Meanchey lunedì mattina, assicurando che la Cambogia non aveva risposto.
La Thailandia utilizza aerei per “colpire obiettivi militari” e “porre fine ai tiri di sostegno cambogiani”, ha indicato l’esercito thailandese, precisando che circa 35’000 persone erano state sfollate dalle zone di confine nella notte.
Le autorità di una provincia cambogiana vicina alla frontiera hanno fatto sapere che erano stati segnalati colpi di arma da fuoco nei pressi dei templi secolari di Tamone Thom e Ta Krabei, e che i villaggi fuggivano “per mettersi al riparo”.

Scontri sul confine Thailandia-Cambogia
Telegiornale 08.12.2025, 12:30






