“Un giorno storico, sono davvero emozionata”. Seggio della scuola di Rue de Marseiile, Amina mi mette la mano sul cuore per farmi sentire come batte all’impazzata. “Ho 56 anni e non ho mai votato per le presidenziali. Prima era sempre tutta una farsa. Oggi invece siamo liberi, c’è la democrazia. Sono davvero commossa”. Un uomo anziano mi avvicina, parla l’italiano. Non mi dice il suo nome. “Alla mia età non ho mai avuto la possibilità di eleggere un presidente”. “Comincia una nuova vera storia, oggi inizia la democrazia", mi dice un uomo distinto, alto, dallo sguardo fiero.
Dal centro passando per il quartiere chic di Belvedere arrivando alla periferia nord di Tunisi, i commenti sono sempre gli stessi. Uomini e donne, velate e non, giovani, anziani manifestano la gioia per aver partecipato a un evento unico nella loro storia. Euforia che stride però con i seggi semivuoti. “Non ci ho mai messo così poco per votare… meno di 5 minuti!”, mi dice Frida, con lo sguardo preoccupato. Alle 11 del mattino, stando all’Istanza superiore Indipendente delle elezioni (organismo che si occupa dell’organizzazione e monitoraggio del voto) la partecipazione si attestava all’11%. Nel pomeriggio sembra essere cresciuta. A Rue de Marseille, 5'000 iscritti, alle 15.30 avevano votato solo circa 3'000 elettori. Nei caffè di Avenue Bourguiba uno accanto all’altro siedono giovani col dito macchiato e non. “Non ho votato, non c’è nessuno che mi rappresenti”. “Non esiste un vero progetto”, “I politici sono tutti bugiardi”, mi rispondono.
E mentre la Tunisia attende di sapere se avrà o meno un presidente già domenica sera, se sarà Béji Caid Essebsi, 87enne leader di Nidaa Tounes oppure il presidente uscente Marzouki, di sicuro tra i grandi protagonisti di questa elezione c’è il partito degli astensionisti.
Anna Valenti




