Da mercoledì scorso le forze israeliane stanno colpendo il Libano, con attacchi diffusi sul suo territorio. L’ultimo bilancio delle vittime indica più di 300 morti e oltre 1’000 feriti. Gli ospedali sono riusciti a gestire la situazione, ma i porti sono chiusi e i voli limitati, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevede che presto ci saranno problemi con l’approvvigionamento di materiale medico. SEIDISERA ha contattato Abbas al Atrash, collaboratore in Libano, il quale ha raccolto le testimonianze da Beirut di gente comune, medici, feriti e soccorritori che stanno vivendo in prima persona questa guerra.
“Il rumore è stato fortissimo. Abbiamo capito subito che era successo qualcosa nella nostra zona”, afferma una donna ai microfoni, spiegando di aver sentito “missili cadere, schianti e palazzi che crollavano. I bambini in strada urlavano”.
Nella distruzione provocata dai bombardamenti c’è chi ha perso i suoi cari, come un uomo che era in casa al momento di un raid aereo. “In totale sette membri della mia famiglia sono morti”, racconta, sottolineando di essere l’unico sopravvissuto all’incursione.
Un medico dichiara di aver assistito perlopiù persone rimaste schiacciate sotto le macerie. “Persone con fratture alla spina dorsale, a braccia e gambe o traumi a livello addominale: lesioni classiche quando ci sono bombardamenti”.
Un membro della Guardia civile aspetta che le scavatrici finiscano di lavorare tra le macerie dei palazzi di Beirut, in modo che si possano individuare altri corpi o, con un po’ di fortuna, qualche superstite. Un palazzo di dieci piani “è stato bombardato ieri, mercoledì: dodici persone sono state salvate e portate in ospedale, ma ci sono ancora diversi dispersi. Ci sono vari altri palazzi qui a Beirut che sono stati distrutti”.









