Due anni fa, alle 3:36 del 24 agosto 2016 la terrà tremò, sconvolgendo la vita di migliaia di famiglie tra Lazio, Abruzzo e Umbria. Con le prime luci dell’alba si iniziò a capire le dimensioni della tragedia. Centinaia di morti. La conta si fermò a 299. Di questi, 239 nella sola città di Amatrice, diventata il simbolo di uno dei terremoti più letali degli ultimi decenni in Italia.
Fine dell’emergenza
Dopo tanti problemi e ritardi, oggi tutti gli abitanti che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni (oltre il 90% degli immobili è crollato o inagibile) hanno ora una sistemazione alternativa, le cosiddette “casette”, moduli prefabbricati allestiti in 44 diverse aree del territorio di Amatrice, che conta 69 frazioni. Sono soluzioni temporanee, ma chi ci vive teme di doverci rimanere per molto tempo, in condizioni che già oggi non sono per nulla ottimali. Anzi, già ora molti cittadini lamentano forti disagi. Anche per le attività commerciali si è trovata una soluzione, con la costruzione di due piccoli centri commerciali e un’area dedicata ai ristoranti che sfornano il piatto che rende Amatrice famosa in tutto il mondo: la pasta all’amatriciana.
Amatrice, due anni dopo il terremoto
La ricostruzione
La ricostruzione è ancora un sogno. L’area su cui sorgeva il borgo di Amatrice è ancora disseminata di macerie, in due anni si è riusciti a rimuoverne solo il 50%. Ora si spera che entro i primi mesi del 2019 l’area sarà libera e si possa seriamente pensare alla realizzazione di nuovi edifici. “Ma per far rinascere Amatrice – ci dice il nuovo sindaco Filippo Palombini – ci vorranno ancora 8 -10 anni”.
Claudio Bustaffa
RG 12.30 del 24.08.2018: il reportage di Claudio Bustaffa
RSI Info 24.08.2018, 13:09
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Amatrice, il ricordo del sisma
Telegiornale 24.08.2018, 14:30







