Sono passati 30 anni dalla distruzione della navetta spaziale Challenger. Erano le 17.29 del 28 gennaio 1986: decollata dalla base di Cape Canaveral, in Florida, con sette persone a bordo, venne distrutta dopo 73 secondi di volo a causa di un guasto ad una guarnizione nel segmento inferiore del razzo destro. Un guasto che permise ai gas sotto pressione e ad alta temperatura e alle fiamme di fuoriuscire toccando il serbatoio.
Al momento del decollo
Subito dopo il lancio
Le fotografie e le immagini audiovisive trasmesse sembrano testimoniare di una deflagrazione fortissima. Tuttavia, non ci fu una vera e propria esplosione, bensì un cedimento strutturale. Lo Shuttle e il serbatoio esterno vennero disintegrati rapidamente dalle tremende forze aerodinamiche, mentre la cabina dell’equipaggio resistette alla rottura e inizio lentamente a cadere .
Non è dato sapere se le persone a bordo rimase a lungo coscienti, ma in ogni caso la cabina si schiantò contro la superficie oceanica ad una velocità di circa 333 km/h con una decelerazione fortissima, ben superiore ai limiti strutturale e di sopravvivenza.
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