La Tunisia ha annunciato la chiusura di moschee e media legati ai movimenti islamici radicali. La decisione è stata adottata a seguito della morte di 14 militari, mercoledì, in una regione vicina alla frontiera algerina.
La misura tocca i luoghi di culto che non sono sotto il controllo delle autorità governative, così come quelli in cui si è celebrata la morte dei soldati.
La stessa sorte toccherà a radio, canali televisivi e siti internet che agiscono a favore dei gruppi islamisti.
Il provvedimento, attuato immediatamente, è stato annunciato sabato con un comunicato, nel quale si aggiunge che in pochi giorni 60 militanti sono stati arrestati. Non si precisa il nome delle strutture messe al bando.
Gli estremisti musulmani hanno acquistato forza con la Privamera araba, iniziata in Tunisia nel 2011, seguita dalla caduta del Governo autocratico del presidente Zine ben Ali, dando il via a riforme democratiche.
Un gruppo affiliato ad al-Qaida ha rivendicato l'assalto a due caserme, mercoledì notte, mentre si stava consumando il tradizionale banchetto serale di Ramadan.
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