Girare incappucciati in tuta mimetica col giubbotto antiproiettile sempre addosso è da tempo l'usanza dei nuovi combattenti metropolitani che, tranquillamente, si mischiano giorno e notte ai comuni passanti di piazza Maidan. C'e chi porta la mazza da baseball sulla spalla, chi gira da solo, chi in gruppo, chi sorride se gli chiedi se da qualche parte hanno armi da fuoco. Da qualche giorno nella piazza della rivolta si vive così. Temperatura vicina allo zero, l`odore acre del fumo che ancora resta dopo gli scontri, perché c'è chi aveva dato fuoco ai copertoni, sotto il ponte che domina la piazza, per oscurare la vista dei cecchini. E poi l’incessante pellegrinaggio davanti alle foto dei manifestanti uccisi, i mucchi di fuori, le candele, la notte, le tende sempre occupate, l’atmosfera di quotidianità che transita in mezzo alla storia: gli impiegati che vanno al lavoro tra barricate alte sei metri dove, fino a qualche giorno fa, i cadaveri si contavano a decine.
La lotta per la dignità
Quelli della Praviy Sektor sono tra i più determinati. Sono di estrema destra e si sono riuniti durante la lotta contro Viktor Yanukovitch. Hanno occupato un ufficio postale, fanno le ronde e poi tornano nelle centurie, vogliono restare in piazza fino a quando “la lotta non finirà”. E come loro la pensa anche chi non è incappucciato. Perché Ianukovitch è ricercato e partiti e Parlamento ce la stanno mettendo tutta per consegnare il vecchio sistema alla storia, ma tanti non si fidano più né dei partiti, né del presidente ad interim Olexandr Turchinov e nemmeno di Iulia Timoschenko. E in realtà, dietro alla protesta pro Europa, c’è una più concreta lotta per la dignità.
Corruzione e corrotti
L’Ucraina è l’unico paese ex sovietico a non essere tornato ai livelli di benessere dell’epoca comunista: la crisi del 2009 ha dato un brutto colpo all’economia, la politica non ha reagito e la corruzione ha fatto il resto. Dignità in Ucraina significa non dover ricevere un salario medio di 250 euro mentre il vicino viaggia in Bentley e poi essere costretti a pagare centinaia di euro per esercitare quelli che dovrebbero essere dei diritti: curarsi, aprire un negozio, studiare, chiamare i pompieri, ottenere la patente, avviare un’azienda o eseguire lavori pubblici. Ma se il ricatto della forza scompare come la polizia dalla piazza, chi comanda veramente in questi giorni?
Divise scomparse
Poliziotti non ce ne sono più. Ora c’è solo la variegata umanità ucraina dell’autocontrollo sociale che da qualche giorno rimpiazza le scene di guerra tra agenti e dimostranti. Tanta strana calma, come un’anarchia tranquilla. E oltre agli incappucciati, che sono dappertutto, restano i presidi di pronto soccorso improvvisati, medici e volontari pronti ad entrare in azione all’interno dei negozi trasformati in ospedali da campo o dentro l’Hotel Ucraina di piazza Maidan, con le barelle ancora sporche di sangue.
La mano di Putin
Vladimir Putin sa che il vento della protesta potrebbe presto o tardi soffiare anche nelle piazze governate dagli altri sistemi dispotici della regione a lui vicini e mandare all’aria l’agognato accordo economico euroasiatico con Bielorussia e Kazakistan. Ma basteranno Vitali Klitschko, Petro Poroshenko o Arseniy Yatsenyuk a riassorbire la protesta? Difficile dirlo. Per ora la piazza resta ferma. Così come le barricate, che sono appena state aperte diventando passaggi pedonali custoditi da uomini in mimetica. Dei manifestanti che, se necessario, sono pronti a richiudere i varchi e a tornare subito in trincea.
Gallery image - Ucraina tra guerra e pace
L'ex iugoslavia è lontana
Quando la piazza si urlava e si moriva, nel grigiore dei palazzoni sovietici, i bambini non hanno mai smesso di giocare, le massaie di riordinare e i lavoratori di lavorare. E se il loro paese si chiama Ucraina, non vogliono una seconda Ucraina. Gli indipendentisti russi della Crimea ci pensano, ma sono in minoranza. “Morte ai russi” non è lo slogan delle proteste. L’ex Jugoslavia è lontana in ogni senso.
















