Dalla cattura del presidente Nicolas Maduro da parte delle forze degli Stati Uniti sono ormai trascorse quattro settimane e per tutto il periodo Washington ha chiesto al Venezuela cambiamenti e riforme radicali. La legge di amnistia, annunciata venerdì dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, è uno dei provvedimenti più attesi. E, come ha sottolineato, riguarda un lungo periodo di violenze politiche che va dal 1999 - anno in cui prese il potere il socialista Hugo Chavez - fino ad oggi.
Le reazioni all’annuncio non si sono fatte attendere: sono state rapidamente organizzate manifestazioni di fronte ad alcuni penitenziari. A Caracas, attorno al famigerato El Helicoide, che chiuderà e diventerà un centro per attività sportive e culturali e anche al centro di controllo e custodia “Zona 7”, dove si sono radunati i familiari dei prigionieri politici che pregano, cantano e festeggiano.
Fiducia, ma con cautela
“Spero che mio fratello possa beneficiare di questa amnistia”, ha dichiarato all’AFP una donna. “Pensiamo che questo sia l’inizio di una transizione”, dice. “Per una vera transizione devono tornare in piena libertà tutti i prigionieri politici e anche tutte le persone che sono state arrestate in modo arbitrario”. “Ci hanno disumanizzati, la nostra dignità è stata calpestata e nessuno merita questo trattamento. I colpevoli di oggi sono gli stessi che continuano a governare il Venezuela”, afferma invece Edward, attivista per i diritti umani, in un misto di gioia e preoccupazione.

Venezuela, amnistia per i prigionieri
Telegiornale 31.01.2026, 12:30
Sono ancora molti i detenuti per motivi politici nelle prigioni venezuelane e secondo gli organismi in difesa dei diritti umani manca ancora parecchio per risolvere una delle questioni chiavi del sistema repressivo di Caracas. “La gran maggioranza dei detenuti entra nella categoria che chiamiamo “di intimidazione”, spiega al Telegiornale il direttore dell’ONG venezuelana “Foro Penal”, Alfredo Romero, che da anni si occupa di questa tematica. “Sono stati arrestati, ad esempio, diversi studenti che protestano pubblicamente contro il Governo come intimidazione e per impedire altre proteste. Lo stesso capita con i difensori dei diritti umani. Se guardiamo le liste di chi è in carcere notiamo che i rappresentanti della classe politica sono molto pochi. E poi ci sono gli stranieri, una settantina almeno è stata arrestata come monito verso i loro rispettivi Paesi”.
Un’operazione di facciata?
“Dal 2014 ad oggi più di 11’000 persone che sono uscite dal carcere sono sottoposte a misure restrittive della libertà”, continua Romero. “Molti di questi sono scappati all’estero e non tornano in Venezuela perché verrebbero arrestati di nuovo. Se non si smantella il sistema repressivo del regime gli esuli non torneranno in patria, molta gente rimasta qui continuerà ad avere paura di esprimere la propria opinione e ovviamente nessuno avrà il coraggio di far attività politica liberamente anche in caso di una trasformazione democratica con la convocazione, ad esempio, di nuove elezioni”.
Intanto, il testo che riguarda l’amnistia generale arriverà all’Assemblea Generale la prossima settimana. Ci vorrà quindi ancora qualche giorno perché diventi effettiva.








