Migliaia di persone hanno invaso venerdì le strade nel centro di Minneapolis per protestare contro l’amministrazione Trump e il giro di vite sugli migranti che ha portato alla morte di due cittadini americani. L’ampia partecipazione è arrivata in risposta all’appello per una giornata di mobilitazione, definita un “national shutdown” in varie città degli Stati Uniti tra cui New York.
L’indignazione scatenata dalla morte di due manifestanti americani, colpiti da agenti federali, continua a covare. Alex Pretti, ucciso da 10 colpi di arma da fuoco sparati dagli agenti speciali della Border Patrol il 24 gennaio, è stato definito un “piantagrane” da Trump. In giornata è stato poi ordinato l’arresto del giornalista Don Lemon, ex anchor della CNN, per essere entrato il 18 gennaio con le telecamere in una chiesa di St. Paul, la città ‘gemella’ di Minneapolis, dove era in corso una manifestazione anti-ICE. L’arresto di Lemon e di altre tre persone - una giornalista freelance e due attivisti - è stato annunciato su X dalla procuratrice generale Pam Bondi.
La folla ha sfidato il gelo muovendosi lentamente al canto di “Di chi sono le strade? Le Strade sono nostre”. Anche il cantante Bruce Springsteen ha fatto sentire la sua voce: nello storico locale First Avenue nel centro di Minneapolis è salito sul palco di un evento di raccolta fondi per Renee Good e Alex Pretti ha cantato il nuovo brano “Streets of Minneapolis” scritto in loro memoria. Tra le sue mani, la chitarra con le parole “Arrest The President”.





