Dall'inchiesta della procura di Catania tuttora in atto sul naufragio avvenuto sabato 18 aprile in Libia emergono atti di "inumana violenza". Secondo quanto hanno appreso i magistrati, tanti migranti stipati in una fattoria in attesa di imbarcarsi sul peschereccio affondato sarebbero stati "picchiati selvaggiamente con dei bastoni" poiché non obbedivano agli ordini dei trafficanti. Le bastonate avrebbero provocato svariati decessi, mentre altri sarebbero morti di stenti.
Secondo quanto si apprende dalla magistratura siciliana, un ragazzo è stato ucciso su un gommone mentre raggiungeva il peschereccio perché si era alzato senza permesso. Il suo cadavere sarebbe stato poi buttato in mare.
Si è accertato che l’affondamento del barcone è stato causato da "errate manovre del comandante del peschereccio e al sovraffollamento dell'imbarcazione, caricata fino all'inverosimile". La dinamica è stata ricostruita grazie alle "concordanti dichiarazioni dei sopravvissuti", negli atti dell'inchiesta.
ANSA/AGI/EnCa
RG 18.30 del 23.04.15 - Il servizio di Manjula Bhatia




