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Vittoria annunciata, difficile gestirla

Matteo Renzi faticherà ad amministrare quello che ormai è un successo quasi certo

  • 08.12.2013, 09:05
  • 4 maggio, 12:41
Matteo Renzi

Matteo Renzi

  • REUTERS

Punto primo di queste primarie. Il PD è ancora e sempre alla ricerca di ciò che finora non ha ancora trovato: la sua identità. Più che fondersi, le diverse anime del centro sinistra italiano (i post-comunisti, i post-democristiani) si sono finora confrontate. E la consultazione “aperta” di oggi (può votare anche chi non è iscritto) lo conferma. I due principali duellanti, Matteo Renzi e Gianni Cuperlo – con Pippo Civati improbabile terzo incomodo – rappresentano infatti i due pilastri su cui si regge il non solidissimo, anzi ultra fratturato, edificio del PD. Il sindaco di Firenze, espressione della tradizione che discende dalla DC; e l’uomo dell’apparato Cuperlo, rappresentante della tormentata evoluzione del PC.

Le due facce del partito

Difficile credere che il futuro segretario possa trasformarsi in un sicuro unificatore di un partito “diviso fino al suicidio”, come venne definito dopo il clamoroso auto-affondamento della candidatura Prodi alla presidenza della Repubblica.

Indice dello stato d'animo del popolo PD

Punto secondo. Saranno primarie indicative anche sullo stato d’animo del popolo del PD. Della sua voglia di mobilitazione. Un anno fa, la buona partecipazione consegnava la candidatura per la premiership a Bersani. Sembrava sicura la vittoria elettorale. Invece, un disastro. Il PD perse perché non vinse, ma pareggiò con Berlusconi e con Grillo. Perché, oggi, tornare ai gazebo?

Vita dura per Renzi

Quindi, punto decisivo: se si confermassero tutti i pronostici, quanto sarà ampia la vittoria di Matteo Renzi? Un risultato di misura complicherebbe enormemente una navigazione comunque difficile. Soprattutto perché il favorito (ma vale anche il suo “competitor”) non controlla affatto i gruppi parlamentari del PD che lo hanno recentemente sconfessato anche sulla richiesta di sfiduciare il ministro Cancellieri.
Non solo. Frenato dalla Consulta (dopo il verdetto di incostituzionalità dell’attuale legge elettorale), chiamato a smentire di essere un gran comunicatore senza un concreto programma politico, Renzi sarà costretto a giocare una partita delicatissima. Il suo vero obiettivo è Palazzo Chigi, oggi occupato da Enrico Letta. Il sindaco di Firenze avrà in mano la golden share del governo. Ma non gli sarà facile servirsene. Né per abbatterlo, come sperano Berlusconi e Grillo, né per salvarlo. Nel primo caso verrebbe accusato di irresponsabilità politica. Nel secondo correrebbe il rischio del logoramento.

Aldo Sofia

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