Salute

“Una nuova frontiera per scoprire i tumori nascosti”

Re Carlo è un anziano che ha scoperto “incidentalmente” di avere il cancro: “Casi del genere sono quasi la regola”, dice l’oncologo Franco Cavalli. “Un passo avanti con la biopsia liquida”

  • 7 febbraio, 05:51
  • 7 febbraio, 07:05
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Il cancro del re.jpg

L'impatto del cancro di re Carlo III sulla stampa inglese

  • Keystone
Di: Stefano Pianca

Re Carlo è diventato, suo malgrado, un testimonial di quanto siano importanti i controlli medici. Anche se, nel caso specifico, sembra essersi trattato di un colpo di buona sorte. Il tumore, di cui la corte britannica non ha rivelato la natura, è stato infatti scoperto nel monarca in modo “incidentale”, a margine di un intervento per una prostata ingrossata.

Un fatto non così infrequente, spiega un oncologo di grande esperienza e notorietà come Franco Cavalli: “Direi che in casi del genere è quasi la regola. Perché i tumori, se non premono su terminazioni nervose, non fanno male e non lanciano campanelli d’allarme. Certo ci sono quelli facilmente diagnosticabili, perché visibili, come i tumori della pelle. Oppure il tumore al seno che si scopre facilmente sia al tatto sia con la mammografia. Lo stesso avviene, sempre nelle donne, con i tumori al collo dell’utero. Poi ci sono quelli al retto che possono venir trovati con una colonscopia o anche solo con un’analisi del sangue nelle feci”.

La scoperta “incidentale”, spiega il medico ticinese, “capita invece molto spesso con i tumori nascosti in zone non facilmente accessibili. Mi riferisco al fegato, al pancreas, all’intestino in generale o allo stomaco, ma anche al polmone e in buona parte dei tumori al cervello”. Succede che il problema emerga quando ci si reca dal medico per un disturbo, magari un mal di pancia perché si è mangiato qualcosa di guasto, che nulla ha a che vedere con il tumore in sé.

Non incidentale è invece il fatto che Carlo III abbia 75 anni. “I tumori possono colpire a qualsiasi età - premette Cavalli -, ci sono addirittura casi di neonati che nascono con un tumore maligno, soprattutto agli occhi. È però regola generale che sono tanto più frequenti quanto più si invecchia e i meccanismi di suddivisione cellulare funzionano meno bene. I tumori non sono infatti altro che cellule malfatte, che hanno una capacità di crescere infinitamente. Spesso, soprattutto nei più giovani, il sistema immunitario è in grado di intercettare queste cellule e distruggerle. Negli anziani questa capacità si indebolisce ed è più facile che queste cellule sfuggano”. Di positivo c’è che, globalmente, la frequenza di questi tumori non aumenta. Di negativo c’è che cresce in proporzione con il dilatarsi dell’aspettativa di vita. Più vecchi, più tumori, è la semplice equazione.

Più anziani non significa tuttavia che anche il cancro proceda a passi lenti. “Può essere vero solo in alcuni casi. Ad esempio, i tumori alla prostata sono più aggressivi nei cinquantenni. Ma ci sono molte eccezioni per parlare di una regola assoluta”.

La caccia ai tumori nascosti è ancora oggi una sfida da vincere. Da questo punto di vista un re, fatto salvo il regale colpo di fortuna, non ha molte più chance di un cittadino comune. “Per una diagnosi precoce bisognerebbe fare una radiografia ogni due mesi, ma con un carico eccessivo di raggi andremmo ad aumentare il rischio di provocare dei tumori”. Oltretutto, prosegue Cavalli, “i tumori per risultare da una lastra devono avere una grandezza di almeno un centimetro cubo e, già a quello stadio, può significare che delle cellule sono scappate”.

Il mondo della ricerca medica continua tuttavia a progredire anche in ambito della diagnosi precoce. “La nuova frontiera, su cui stiamo lavorando molto anche noi, è quella della cosiddetta ‘biopsia liquida’. Il principio - spiega Cavalli - è che nei tumori per tante cellule che crescono, c’è ne sono anche che muoiono. Queste liberano nel sangue del materiale genetico, con la traccia del tumore, in quantità infinitesimali che prima non eravamo in grado di determinare, perché mancavano i mezzi analitici che ora ci sono. La biopsia liquida si usa del resto già per monitorare l’efficacia di determinate terapie. Oltre che con la radiografia, anche dall’analisi del sangue riusciamo a vedere se la malattia dopo la cura è scomparsa”. Si tratterebbe di un gran passo in avanti, sottolinea l’oncologo: “Perché è naturalmente più facile guarire se la malattia viene colpita ad uno stadio precoce quando non ha ancora disseminato cellule”.

L’eco mediatica sollevata dal cancro del re potrebbe avere effetti positivi. Il monarca, secondo quanto comunicato, ne avrebbe parlato per evitare speculazioni, ma anche nella speranza che possa aumentare la comprensione nei confronti di tutti coloro nel mondo sono affetti da un cancro. “Quando ho iniziato ad occuparmene, quasi 60 anni fa, c’era uno stigma molto forte che, se non completamente scomparso, oggi è sicuramente diminuito”. I riflettori accesi dallo stesso Carlo III sulla sua malattia non sono una novità. “Ricordo che la moglie del presidente USA George Bush aveva rivelato di avere avuto un tumore al seno, invitando le donne a farsi controllare. In Gran Bretagna c’è inoltre un aspetto da non trascurare. Buona parte della ricerca, anche nel campo delle terapie oncologiche, viene finanziata con la raccolta di fondi. Quindi l’impatto della malattia del re potrebbe avere un riscontro benefico”.

RG 07.00 del 06.02.2024 La corrispondenza di Giancarlo Ciccone

RSI Mondo 06.02.2024, 07:18

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