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Filtri solari: come funzionano e quali scegliere

Come riescono a proteggerci dai raggi UV? I filtri chimici sono pericolosi? Quali sono gli errori più comuni? Tutto ciò che serve sapere prima di acquistare una crema solare

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crema solare
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Di: Il giardino di Albert / Matteo Martelli  

Applicare la crema solare sulla nostra pelle può sembrare un gesto semplice, a volta percepito quasi come superfluo. La scienza ci dice che così non è, anzi: l’utilizzo di una corretta protezione solare può aiutare letteralmente a “salvarci la pelle”.

Cosa succede quando ci esponiamo al sole

Per capire come funzionano i filtri solari bisogna prima distinguere i diversi tipi di radiazione ultravioletta emessa dal Sole. In base alla loro lunghezza d’onda, i raggi UV si suddividono in UV-A, UV-B e UV-C. Questi ultimi, i più nocivi, vengono quasi completamente assorbiti dallo strato di ozono e non raggiungono la superficie terrestre. Diverso è il caso dei raggi UV-A e UV-B, che penetrano nell’atmosfera e arrivano fino alla nostra pelle.

Raggi UVA UVB UVC
  • Imago - RSI

L’esposizione ai raggi ultravioletti non è priva di conseguenze: può danneggiare le cellule cutanee, accelerare l’invecchiamento della pelle e, nei casi più gravi, provocare alterazioni del DNA che aumentano il rischio di sviluppare tumori cutanei.

Per difendersi, il nostro organismo mette in campo un meccanismo naturale: la produzione di melanina. Questo pigmento, responsabile dell’abbronzatura, si accumula attorno alle cellule negli strati superficiali della pelle e assorbe parte delle radiazioni UV, trasformandole in calore. L’abbronzatura non è quindi soltanto un fenomeno estetico, ma rappresenta una risposta protettiva a un’aggressione esterna.

Chi ha una pelle naturalmente più scura possiede una maggiore quantità di melanina e gode, di conseguenza, di una protezione più elevata contro le scottature, ma ciò non significa che un’esposizione eccessiva al sole non possa avere effetti negativi su questi soggetti.

Quando l’intensità della radiazione supera la capacità difensiva della pelle, si innesca una risposta infiammatoria che si manifesta con l’ustione solare. È qui che entrano in gioco le creme solari, pensate per rafforzare le difese naturali della nostra pelle contro i raggi UV.

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Il faro del tg sulle creme solari

Telegiornale 10.06.2023, 20:00

Filtri fisici e filtri chimici: come funzionano?

I filtri solari si dividono generalmente in due grandi categorie: fisici e chimici.

I filtri fisici, o minerali, contengono sostanze come l’ossido di zinco o il biossido di titanio che rimangono sulla superficie della pelle e agiscono come una barriera contro i raggi ultravioletti. Per questo motivo sono spesso consigliati ai bambini e alle persone con pelle particolarmente sensibile.

Il loro principale svantaggio è l’effetto biancastro che possono lasciare sulla pelle, anche se negli ultimi anni sono state sviluppate formulazioni sempre più trasparenti. Inoltre, poiché restano in superficie, tendono a essere rimossi più facilmente dall’acqua e dallo sfregamento.

I filtri chimici, invece, penetrano negli strati più superficiali della pelle e assorbono l’energia dei raggi UV, trasformandola in una piccola quantità di calore. Sono i più utilizzati nelle creme solari di uso quotidiano perché risultano generalmente più leggeri, invisibili e gradevoli da applicare.

I filtri chimici sono pericolosi?

Negli ultimi anni sui social sono circolati molti contenuti che descrivono i filtri solari, soprattutto quelli chimici, come potenzialmente tossici. Da noi contattata, la dermatologa dell’Ospedale Regionale di Mendrisio (EOC) Chiara Bonatti, rassicura: si tratta di un falso mito.

“La legislazione europea sui cosmetici è tra le più severe al mondo, molto più della Food and Drug Administration (FDA) americana”, spiega, aggiungendo che “se qualcosa è commerciato vuol dire che ha superato vari test di sicurezza e non si è dimostrato che questo materiale sia maligno o che possa avere conseguenze peggiori che non applicare la crema solare”.

È invece dimostrato che gli ultravioletti danneggiano la pelle e il DNA delle cellule, causando tumori a lungo termine.

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Chiara Bonatti

Dermatologa presso l'Ospedale Regionale di Mendrisio (EOC)

SPF 20, 30, 50+: qual è la protezione giusta per me?

La quantità di melanina presente nella pelle, e quindi il livello di protezione naturale dai raggi UV, varia da persona a persona ed è determinata geneticamente. Per questo motivo i dermatologi distinguono sei diversi fototipi cutanei: si va dal fototipo I, caratterizzato da pelle, occhi e capelli molto chiari e particolarmente soggetto alle scottature, fino al fototipo VI, con pelle molto scura e una maggiore resistenza ai danni provocati dal sole.

In generale, più il fototipo è basso, maggiore deve essere l’attenzione nell’esposizione solare, ricorrendo non solo a creme ad alta protezione, ma anche a misure fisiche come cappelli, indumenti adeguati e zone d’ombra.

Ma come si misura l’efficacia di una crema solare? Il parametro di riferimento è il fattore di protezione solare, meglio noto come SPF (Sun Protection Factor), indicato sulle confezioni con valori che vanno generalmente da 6 a 50+. Questo numero esprime la quota di radiazione UV-B che riesce a raggiungere la pelle nonostante la protezione. In genere, i prodotti in commercio forniscono anche una protezione dai raggi UV-A, ma è sempre bene controllare.

UVA + UVB: all'acquisto di una crema solare è importante assicurarsi di essere protetti da entrambi i tipi di radiazione solare

UVA + UVB: all'acquisto di una crema solare è importante assicurarsi di essere protetti da entrambi i tipi di radiazione solare

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Cosa rappresentano queste cifre?

Prendiamo come esempio una crema dall’SPF equivalente a 50: questa lascia passare circa un cinquantesimo della radiazione incidente, ovvero il 2%, bloccandone il restante 98%. Una crema SPF 30, invece, lascia passare circa il 3,3% (1/30) dei raggi UV e ne intercetta il 96,7%.

Ciò significa che nessuna crema solare è in grado di schermare completamente le radiazioni ultraviolette: la protezione assoluta, semplicemente, non esiste. Per questo la dicitura “protezione totale” oggi è vietata. Inoltre, la quantità di radiazioni bloccata non è proporzionale: una protezione 20 non fornisce una protezione doppia rispetto a una protezione 10.

I consigli dell’esperta

In conclusione, la dottoressa Bonatti ci ricorda come evitare alcuni degli errori più comuni:

  • Applicare la crema ogni due ore e in quantità adeguate: uno degli errori più comuni è limitarsi a una sola applicazione. La crema solare è efficace solo se utilizzata nelle giuste quantità, che corrispondono, solo per il viso, a due dita intere.

  • Verificare il tempo trascorso dall’apertura della confezione: in genere, una crema solare mantiene la sua efficacia per circa un anno dopo l’apertura. Con il tempo, infatti, i filtri si degradano e la protezione può diminuire.

  • Proteggere i neonati: al di sotto dei sei mesi di vita è consigliato evitare completamente l’esposizione diretta al sole. Le scottature in età molto precoce sono particolarmente problematiche perché il danno al DNA delle cellule cutanee può avere conseguenze più importanti nel lungo periodo.

  • Non dimenticare le zone più esposte: nuca, padiglioni auricolari, dorso dei piedi e cuoio capelluto nelle persone con pochi capelli sono aree spesso trascurate ma particolarmente sensibili. Non è raro che proprio in queste zone si sviluppino tumori della pelle.

  • I danni si accumulano nel tempo: non è la singola ustione a provocare un tumore. Varie e ripetute mutazioni del DNA dovute all’eccessiva esposizione alla fine fanno impazzire la cellula e danno origine a un tumore della pelle.

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