Le statistiche raccolte dalla Lega svizzera contro il reumatismo indicano che “l’80% degli adulti soffre di mal di schiena una o più volte nel corso della vita”. La buona notizia è che solo raramente si tratta di qualcosa di grave. La brutta notizia è che il mal di schiena si conferma la principale causa di astensione dal mondo del lavoro. E i costi sono veramente elevati: tra la spesa per le cure e quella prodotta dalla perdita di produttività, all’incirca ogni anno in Svizzera spendiamo 10 miliardi a causa del mal di schiena. Prima Ora della RSI ha intervistato sull’argomento Mauro Lucini, medico reumatologo e Andrea Mattioni, fisioterapista.
Perché il mal di schiena è così frequente?
“Il mal di schiena è una patologia frequente perché la schiena è una struttura complessa, è fatta da tante ossa - spiega Lucini -. Ci sono dischi intervertebrali, legamenti, muscoli, tendini e quindi questa struttura deve avere caratteristiche di resistenza, di flessibilità, in modo da permetterci di muoverci e di camminare. E deve resistere anche alla forza di gravità. Quindi ci sono tante forze e tanti sovraccarichi. Poi bisogna considerare anche lo stile di vita dei giorni d’oggi, sicuramente non è adatto a non avere mal di schiena perché è uno stile di vita piuttosto sedentario che non permette l’allenamento corretto della muscolatura per il sostegno della colonna”.
Il ruolo dell’età
“L’età non conta poi tanto. È vero che con l’aumentare degli anni l’invecchiamento porta a una diminuzione della massa muscolare, che potrebbe anche tradursi in un aumento anche del dolore ma non è così strettamente correlato in questo caso”, dice Mattioni.
Il “colpo della strega”: perché accade?
Molti sostengono che quando accusano “il colpo della strega” sanno esattamente il movimento che hanno fatto per sentire quel male, che li perseguiterà per almeno 2 o 3 settimane... “Dal punto di vista generale, circa il 90% delle volte non si trova la causa specifica ma è giusto dire che molto, molto spesso non c’è nessuna causa grave alla base della problematica e che nel giro di qualche settimana al massimo, si avrà un’evoluzione favorevole, senza più dolori oppure con dolori assolutamente sopportabili - sottolinea Lucini -. È chiaro che in questi casi ci sono varie problematiche che riguardano, per esempio, l’invecchiamento, l’usura della colonna, l’artrosi, il passare del tempo ma anche problematiche miofasciali (muscolatura e tendini), contratture, mancanza di allenamento. Si può parlare anche di posture, di stile di vita”.
Sfatiamo i falsi miti
Ci hanno insegnato che per raccogliere un peso da terra dobbiamo piegare le gambe. “Non è cosa basata su prove scientifiche - dice Mattioni -. Attualmente la ricerca dimostra, senza ombra di dubbio, che piegarci con la schiena è sicuro ed è fattibile. Non so da dove sia arrivata questa credenza ma sicuramente potrebbe essere correlata a questa grande paura, senso di fragilità e iper attivazione dei muscoli della schiena che abbiamo durante i movimenti. L’idea che sta alla base di stringere forte quando ci dobbiamo chinare e non usare la schiena o stare seduti eretti sembra essere quella di creare poi un aumento del lavoro muscolare e un dolore.... Immaginate di tenere il pugno stretto tutto il giorno per poi provare a muoverlo... si farà fatica e si sentirà dolore. Ecco, la schiena è fatta di muscoli che lavorano allo stesso modo. Se ho l’idea che muovermi possa essere pericoloso, dannoso, questa minaccia porta a un aumento della contrazione muscolare e può far sviluppare dolori”.
Cosa fare
E quindi che facciamo? “Muoviamoci - suggerisce Lucini -. Si è visto che i pazienti che smettono di fare le attività della vita quotidiana hanno un recupero più lento, mentre chi continua a muoversi ha un recupero più rapido, proprio perché il muscolo deve riabituarsi a lavorare in maniera corretta. All’inizio dovremo dividere un poco le cose: nella fase acuta, nella lombalgia acuta (il classico colpo della strega) è chiaro che all’inizio, nei primi momenti, si farà fatica a muoversi. Bisognerà eventualmente prendere anche dei medicamenti ma dopo, piano piano (non dobbiamo lasciare passare troppi giorni) bisogna cercare di muoversi sempre di più, proprio perché, di solito, non c’è una patologia grave, quindi non si rischia niente. Al contrario, se non ci si muove, si va incontro alla paura di muoversi e poi a un circolo vizioso, che porta verso la cronicizzazione del problema”.
Quando andare in fisioterapia?
Nella fase acuta bisogna andare in fisioterapia o bisogna aspettare? “Nella fase acuta si può anche andare in fisioterapia relativamente in fretta ma è chiaro che dipende dal tipo di mal di schiena - dice Lucini -. Ogni problema è abbastanza specifico. Chiaro che un mal di schiena conosciuto, che passa nel giro di qualche giorno, non avrà bisogno del fisioterapista subito, mentre un mal di schiena nuovo, che deve essere preso a carico, avrà bisogno di una valutazione medica, per poi eventualmente essere indirizzati a un fisioterapista”.
Cosa verrà fatto in fisioterapia? “Una valutazione che tenga presente tutta la sfera della persona - dice Mattioni -. Ogni mal di schiena e ogni persona è a sé: quindi capire le credenze di quella persona, la minaccia che percepisce riguardo al suo problema, è fondamentale per far tornare la persona alla vita di tutti i giorni, alle attività sportive. Tutte le linee guida indicano di fare movimento ed esercizio”.
I 10’000 passi al giorno bastano?
Dobbiamo fare i famosi 10’000 passi al giorno? “No, non è solo questo, però è già un inizio”, dice Mattioni. In seguito - prosegue Lucini - a dipendenza del tipo di mal di schiena, c’è bisogno di esercizi piuttosto specifici per la colonna, che vadano nell’ambito del rinforzo muscolare ma anche della flessibilità.
Quando preoccuparsi
Quando invece si riconosce che potrebbe trattarsi di una patologia grave e bisogna muoversi in fretta? “Ci sono delle ‘bandiere rosse’, le chiamiamo così in medicina, quando ci sono fattori di rischio per una problematica grave- dice Lucini -. Pensiamo per esempio a un’ernia del disco, con dolore che irradia, per esempio, nel braccio o nella gamba, con dolori molto importanti che possono comportare un deficit anche di forza e mobilità. In quel caso si tratta di un’urgenza. Oppure quando c’è stato un trauma o un paziente con un’osteoporosi che ha avuto un trauma: anche in quel caso, per esempio se c’è una frattura, è da prendere in carico rapidamente ma si tratta della minoranza dei casi”.
Prevenzione: ascoltare la schiena
In queste settimane state offrendo gratuitamente incontri di prevenzione che si chiamano “ascoltare la schiena”. Come si fa? “Ascoltare la schiena è un poco come ascoltare se stessi - spiega Lucini - per capire quali sono i fattori di rischio che possono comportare un mal di schiena in futuro, oppure quali sono gli atteggiamenti che possiamo fare per prevenirli (in questo caso lo stile di vita sedentario oppure uno stile di vita iperattivo, che porta comunque delle posture, dei sovraccarichi fisici). Poi c’è il discorso del sovrappeso, un’altra cosa importante. Dico sempre ai miei pazienti che sono in sovrappeso: se voi pensate di portare uno zaino sulle spalle tutto il giorno, la sera sarete più stanchi e i muscoli faranno più male. Alla fine è banale ma è così”.
La postura: come siamo seduti, come stiamo in piedi... è un falso mito o influisce? “È un falso mito - afferma Lucini -. Un pochino comunque le posture prolungate per tante ore (penso non solo alle persone sedute storte, che lavorano al computer), sicuramente qualche tensione muscolare la possono comportare”.




