Nel 1998 una malattia particolarmente letale si diffuse in Malesia. Colpì dapprima i maiali, e con essi chi li macellava. Il virus, che in quest’occasione causò 105 decessi tra Malesia e Singapore (circa le metà dei contagiati), prese il nome di “Nipah”, dal nome della città malese di Kampung Sungai Nipah, dove fu identificato la prima volta.
Inizia così la storia a noi nota dell’encefalite da virus Nipah, una malattia zoonotica – trasmissibile cioè direttamente o indirettamente tra animali e uomo – che dalla sua prima identificazione ha fatto registrare focali ricorrenti nel Sud-est asiatico, come in Bangladesh, India, Malesia, Filippine e Singapore.
L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa, quando nel Bengala Occidentale, una regione nel nord-est dell’India, due operatori sanitari sono risultati positivi al virus Nipah e attualmente si trovano ricoverati in terapia intensiva.
La notizia viene riportata con una certa enfasi in queste ore dai media occidentali. Quanto dobbiamo preoccuparci? Per fare chiarezza sulla situazione, abbiamo intervistato il dottor Pietro Antonini, medico consulente al Servizio di Malattie infettive dell’Ospedale Civico di Lugano ed esperto di medicina di viaggio.
L'ospedale di Barasat, vicino a Calcutta, dove sono stati rilevati due casi di encefalite da virus Nipah a dicembre 2025
Un virus particolarmente aggressivo
“Il virus Nipah è conosciuto da parecchio tempo”, ci conferma l’esperto, evidenziando come i suoi effetti possano rivelarsi particolarmente gravi: “Può provocare delle encefaliti, dunque delle infiammazioni anche letali a livello del sistema nervoso centrale, e delle infezioni del tratto respiratorio, in particolare delle polmoniti.” I sintomi iniziali sono simili a quelli influenzali, con febbre alta e un periodo di incubazione dai 3 ai 14 giorni, si legge dal sito dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria.
La pericolosità del virus - con un tasso di mortalità che oscilla tra il 40 e il 75 percento - e l’assenza di terapie specifiche o vaccini contro la malattia ha spinto Hong Kong, Thailandia, Malesia e Nepal ad adottare misure preventive più stringenti negli aeroporti. Il governo indiano ha confermato che i 196 contatti avvenuti con gli operatori sanitari infetti sono stati rintracciati e risultano tutti negativi al virus Nipah. Attualmente, in Occidente non risultano restrizioni specifiche per i viaggiatori provenienti dall’India.

Immagine al microscopio elettronico che mostra particelle mature del virus Nipah (in rosso) all’esterno di una cellula infetta (in blu).
Le origini
Il virus Nipah viene trasmesso all’uomo principalmente da animali come i maiali, sia per contatto diretto che attraverso le loro secrezioni, mentre il serbatoio del virus è il pipistrello della frutta (o volpe volante), tipico del Sud-est asiatico. Il contagio può avvenire anche dall’ingestione di frutta contaminata dalle sue urine, come il succo di palma da dattero.
Il virus può essere anche trasmesso tra esseri umani e “questo avviene sempre tramite contatto o tramite le goccioline emesse quando si parla”, ci racconta Antonini. Tuttavia, al momento il rischio di una diffusione su larga scala sembra essere contenuto: “È un virus che non si trasmette così facilmente. Le misure di isolamento abituali sono sufficienti. Sembrerebbe essere meno contagioso per esempio del morbillo.”
La volpe volanta indiana, o pipistrello della frutta, è diffuso nel Subcontinente indiano
Consigli per i viaggiatori
Anche se il rischio di un’epidemia globale sembra essere limitato, Antonini conclude con un consiglio generale rivolto ai viaggiatori di passaggio dall’India nord-orientale, in particolare a Calcutta: “Presterei particolare attenzione nel caso in cui si dovesse entrare in un ospedale, ambiente in cui presumibilmente è avvenuto il contagio. Le misure igieniche di base rimangono quelle che abbiamo imparato a usare già ai tempi della pandemia di Covid-19”.

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Notiziario 28.01.2026, 21:00
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