Scienza e Tecnologia

Spam e telefonate, chi vende i tuoi dati online (e chi prova a cancellarli)

I data broker raccolgono informazioni personali che vengono comprate da varie aziende - Numerosi servizi online promettono di rimuoverli: funzionano veramente?

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SEIDISERA del 4.04.2026: Dati personali venduti online

RSI Info 04.04.2026, 21:52

  • iStock
Di: Federica Ciommiento 

Telefonate da numeri sconosciuti, sms pubblicitari… quasi tutti li hanno ricevuti almeno una volta e la domanda è sempre la stessa: come hanno fatto ad avere il mio numero? E spesso la risposta è: li hanno comprati.

Come spiega alla RSI Elisa Nannini, esperta in cibersicurezza, quando facciamo per esempio un acquisto online, ci iscriviamo a un programma fedeltà o a un’app, le nostre informazioni personali - come nome, indirizzo, numero di telefono - potrebbero non rimanere lì. E non stiamo parlando di attacchi hacker o di fughe di dati, ma di quelle condizioni di utilizzo che quasi nessuno legge, dove in alcuni casi viene indicato che i dati immessi potrebbero essere trasmessi a terzi.

Informazioni raccolte da ogni dove

Questi “terzi” possono essere i “data broker”, ovvero delle società che si occupano di raccogliere le informazioni personali dalle fonti elencate prima ma anche dai registri pubblici, dai social media… Insomma scandagliano internet e con questi dati creano profili dettagliati delle persone. Informazioni che poi vengono comprati e utilizzati dalle aziende per motivi di marketing, per fare analisi di rischio, valutazioni commerciali e, appunto, anche per la pubblicità mirata (e qui torniamo ai famosi messaggi e telefonate).

Questa situazione è terreno fertile per i servizi di rimozione di dati. “In pratica cercano dove i dati vengono pubblicati online e inviano delle richieste di cancellazione a questi siti che li espongono (i data broker), sfruttando le normative sulla protezione dei dati, come per esempio il GDPR”, indica Nannini.

Non esiste una vera e propria cancellazione totale

Elisa Nannini, esperta in cibersicurezza

 “Si occupano anche di monitorare se questi dati dovessero riapparire in futuro. Però non possono eliminare le informazioni che sono già, per esempio, circolate nel dark web. Dove lì i dati spesso vengono copiati e ridistribuiti anonimamente. Quindi non esiste una vera e propria cancellazione totale”.

Quindi questi servizi non servono? “Una persona può utilizzarli, per esempio, per comodità; per ridurre il rischio di spam, di truffe o di furti d’identità”, risponde l’esperta in cibersicurezza.

I servizi non sono gratis e i pacchetti partono da qualche franco al mese fino a 20 franchi. “Per chi non ha tempo o comunque non sa come fare, il costo può essere giustificato dalla praticità e dal monitoraggio continuo di questi servizi”. Infatti controllano se i dati riappaiono online.

È possibile fare da soli

Ci sono però dei modi per fare da soli, riempendo i formulari di richiesta di rimozione di dati sui siti dei data broker. Ma questi sono molti, centinaia se non migliaia. E non è immediato sapere se hanno i nostri dati oppure no. C’è però una strada più semplice: “Per esempio quando ci arriva una chiamata, magari da un numero che non conosciamo o da qualcuno che vuole venderci qualcosa, bisognerebbe chiedere all’interlocutore dove è stato preso il nostro numero di cellulare”, spiega Nannini. Se ci viene fatto il nome di un data broker, basta andare sul suo sito e riempire il formulario di richiesta di rimozione dei propri dati. Inoltre online si trovano degli strumenti gratuiti di monitoraggio per sapere se, per esempio, la nostra e-mail o password è stata coinvolta in una fuga di dati.

La prevenzione prima di tutto

Ci sono anche dei modi per prevenire che ciò accada. La regola numero uno, spiega Nannini, è quella di condividere meno dati possibile e cancellare applicazioni o sottoscrizioni a siti che non servono più. Anche leggere le policy dei siti e delle applicazioni è importante. Quindi quelle linee guida e condizioni di utilizzo nelle quali viene anche scritto come vengono utilizzati i dati. In alcuni casi si può scegliere di non permettere l’invio dei propri dati a terzi. E quando non si può, occorre chiedersi se quell’applicazione o servizio è veramente così importante per noi.

Non bisogna poi dimenticarsi dell’importanza delle password, che proteggono da attacchi esterni. Non devono quindi essere facili da indovinare o troppo corte e servirebbe impostarne una diversa per ogni account e attivare l’autenticazione a due fattori, che rende più difficile un accesso non autorizzato a un account anche se la password viene scoperta.

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