Un caso che ha scosso l’opinione pubblica svizzera: una talpa all’interno della Polizia federale (Fedpol) che aveva accesso a informazioni d’inchiesta, anche internazionali, che passava a un’organizzazione criminale attiva nel traffico di droga. Un caso di cui non si conoscono ancora tutti i particolari, ma che ci obbliga a riflettere sulla permeabilità dell’amministrazione pubblica elvetica. Ne abbiamo parlato con Luigi De Magistris, ex sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Catanzaro ed ex sindaco di Napoli, a margine dell’incontro pubblico organizzato dalla Società Dante Alighieri di Locarno.
“Non bisogna fare l’errore che si è fatto in Italia per molti anni, di pensare che le mafie fossero solo un fatto del Sud Italia”, ha spiegato De Magistris ai microfoni della RSI. Si è trattato di una sottovalutazione che ha portato a una durissima presa di coscienza: oggi le mafie esercitano un potere enorme in regioni del Nord Italia quali Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna. “Le mafie non hanno confini e questo territorio, quello svizzero”, continua l’ex sindaco di Napoli, “è un territorio sicuramente appetibile sul piano economico, sul piano finanziario, delle relazioni di potere, del circuito delle banche e quindi anche degli apparati dello Stato”. Constatazioni che vengono da anni di pratica come Pubblico Ministero e che lo hanno portato alla conclusione che “la forma di criminalità più pericolosa è la criminalità istituzionale”, ovvero, un tipo di criminalità che non attacca più militarmente lo Stato, ma che decide di conquistarlo per mezzo di corruzione e collusione.

Un arresto in odore di mafia
Modem 04.05.2026, 08:30
La Svizzera, come il resto d’Europa, presenta somiglianze con il Nord Italia degli anni ’90 e dei primi 2000, quando il fenomeno non era conosciuto e considerato innocuo. “In Calabria mi sono occupato soprattutto di crimine istituzionale, di massomafie, di controllo illegale del denaro pubblico” e “ricostruendo la filiera ho riscontrato legami con Roma, il Nord Italia, ma anche con la Svizzera, Bruxelles, Strasburgo, il Lussemburgo”. Per le organizzazioni mafiose “ogni pezzo d’Europa serve a un disegno criminale”, questo perché “agiscono molto anche nei luoghi in cui c’è meno conoscenza del fenomeno”. Contrastare questo fenomeno è possibile, ma bisogna conoscerne il funzionamento e avere la capacità di allontanarsi da esso, perché “questo sistema cerca di avvicinare tutti, come se ognuno avesse un prezzo e potesse essere comprato”. “Bisogna alzare molto l’attenzione formativa, mediatica, culturale, politica e dell’opinione pubblica”. Il tema, dunque, va affrontato a viso aperto, perché “chi pensa che la Svizzera sia immune da queste penetrazioni non ha capito niente di come funzionano le organizzazioni mafiose”.
C’è, inoltre, “una disarticolazione politica di tante norme a livello europeo”. In Europa, non esiste infatti una norma comune, che ricalchi l’articolo 416-bis del Codice penale italiano, che punisce l’associazione a delinquere di tipo mafioso, e l’articolo 110, che punisce il concorso di persone in reato. “Ci vorrebbe una normativa più stringente sui fatti di mafia”, insiste De Magistris.
“Follow the money”, rimane fondamentale
Il “follow the money”, coniato da Giovanni Falcone (segui il denaro, ndr), con cui il magistrato spingeva i colleghi di tutto il mondo a seguire le filiere dei soldi mafiosi per rintracciare i criminali, non è l’unico metodo per lavorare nell’ambito delle inchieste, ma rimane comunque fondamentale. “Bisogna lavorare su vari livelli”, constata l’ex magistrato, “però quell’intuizione di Falcone era geniale”, e può riferirsi a diversi tipi di denaro: quello privato, quello che va in una banca, quello di una società per azioni e anche quello pubblico. Con questo metodo si può scoprire il “sistema in cui si formano le cointeressenze più gravi tra organizzazioni mafiose di tipo tradizionale, la politica a pezzi di Stato”, conclude De Magistris.






