Mancano 48 ore all’inizio dei mondiali di hockey ed emergono nuovi dettagli su come (e soprattutto dove) l’ormai ex allenatore della nazionale rossocrociata Patrick Fischer si è procurato il certificato covid falsificato che gli è costato il posto di lavoro.
Stando al portale kleinreport.ch, Fischer si è rivolto al servizio di messaggistica Telegram dove, durante la pandemia, era attivo un gruppo di persone, che falsificava e procacciava questi documenti. Il gruppo, sottolinea il sito, era attivo nei Grigioni.
Scoperto dalle autorità di polizia e dagli inquirenti retici, è emerso che tra i nomi dei vari inquirenti figurava anche quello di Fischer. L’informazione è poi stata trasmessa ai colleghi del canton Lucerna, dove vive Fischer. L’ex coach della nazionale è poi stato condannato nel 2023 per falsità in documenti.
La procura retica ha confermato alla RSI che alcune persone sono state condannate o rinviate a giudizio nei Grigioni in seguito ad inchieste avviate tra il 2021 e il 2024 dopo la scoperta di giri di contraffazione di certificati covid. I casi trattati - anche grazie a segnalazioni e denunce di enti sanitari - sono alcune dozzine.
L’antefatto
Il mancato rispetto del protocollo Covid da parte dell’head coach Fischer risale alle Olimpiadi di Pechino del 2022. L’allora 46enne allenatore si era infatti presentato in Cina con il certificato obbligatorio attestante la vaccinazione contro il Covid-19, sebbene non fosse stata effettuata. Per questi fatti è stato condannato in qualità di privato cittadino nel 2023. La vicenda era poi emersa quando Fischer aveva raccontato tutto a un giornalista della SRF.
Legato al Telegiornale delle 12.30 del 13.05.2026

Notiziario
Notiziario 13.05.2026, 16:00
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Hockey, la bufera su Patrick Fischer
Telegiornale 17.04.2026, 20:00





