Gli Eruv sono presenti a Manhattan e in grandi città europee. E ora pure a Zurigo, su iniziativa della comunità ebraica. Si tratta di un percorso simbolico che collega i diversi quartieri cittadini dove vive l’80% degli ebrei ortodossi - Wiedikon, Enge e Wollishofen - in un’unica area condivisa. Utilizza muri, recinzioni e pareti delle case esistenti e colma i vuoti - senza alterare il paesaggio urbano - con fili di nylon sottili e poco visibili, i Tzuras HaPesach (“telai delle porte”). Permette alle persone di fede ebraica osservanti di svolgere al suo interno attività altrimenti vietate negli spazi pubblici durante lo Shabbat.

Elementi architettonici che compongono l'Eruv zurighese
L’imprenditore e promotore dell’Eruv zurighese, Cédric Bollag, ha mostrato ai colleghi del Radiogiornale l’area completata dopo anni di lavoro. Indicando un filo tirato tra un palo della segnaletica stradale e un ponte sulla Sihl, confine simbolico di un perimetro lungo 18 chilometri, ha spiegato: “L’Eruv è un principio che trae origine dall’antico testamento - spiega - e che permette alle famiglie o agli anziani di partecipare alla vita sociale anche durante il giorno di riposo dello Shabbat”. Dal tramonto del venerdì al calar della notte del sabato la legge ebraica vieta infatti di portare in braccio un figlio o una borsa fuori dalla propria abitazione, di spingere un passeggino o una sedia a rotelle. All’interno dell’Eruv, invece, è permesso: viene spesso definito come un’estensione del salotto di casa.
Un nuovo pezzo di libertà
Un team controlla l’Eruv ogni giovedì sera, prima dello Shabbat, e se risulta intatto, pubblica lo status di “valido” sul sito dedicato, dove è in elaborazione anche una mappa dettagliata del percorso. Oppure rende nota l’accessibilità all’area con un messaggio sul cellulare degli interessati. Il progetto è stato approvato dalle autorità cittadine e finanziato da privati. Un nuovo capitolo per la comunità ebraico-ortodossa di Zurigo, che con una traccia quasi invisibile in città si regala un pezzo di libertà.











