Nell'ambito di uno studio dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Osservatorio della salute svizzero ha esaminato la frequenza con cui nella Confederazione vengono effettuate otto prestazioni ospedaliere stazionarie e la ricerca ha messo in evidenza forti differenze.
In Ticino e Uri, ad esempio, vengono impiantati "bypass" con una frenquenza tre volte maggiore rispetto a quanto non si faccia nel canton Ginevra. Il divario più significativo riguarda però le artroscopie del ginocchio: 120 ogni 100'000 abitanti nel Nidvaldo, quasi quattro volte tante nel vicino Svitto; per tornare al Ticino, il tasso di quest'operazione è passato da 108,2 a 365,6 tra il 2009 e il 2010, comunque sempre sopra la media. La stessa constatazione, seppure con divari meno pronunciati, vale per i tagli cesarei (il Ticino rientra questa volta nella media di 304-346 interventi ogni 1'000 neonati, mentre Zugo, Glarona, Sciaffusa e Soletta superano i 370).
Nel confronto internazionale gli scarti sono ancora più ampi. Tra le cause dei divari ci sarebbero l’aumento della pratica ambulatoriale e la mancanza di chiare linee guida.
ATS/dg





