La sovrappopolazione carceraria in Svizzera lede i diritti dei detenuti e pregiudica il conseguimento degli obiettivi della carcerazione. Lo sottolinea in un rapporto la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (CNPT), secondo la quale il problema può essere risolto solo con una strategia diretta a ridurre il numero di persone che finiscono in carcere.
Visitati 26 istituti nel 2025
Lo scorso anno, indica una nota diffusa oggi, lunedì, la CNPT ha visitato 26 istituti in cui le persone sono private della libertà o sottoposte a misure restrittive della libertà di movimento. È stato così rilevato che la sovrappopolazione limita ulteriormente la vita privata delle persone detenute, accresce il rischio di violenza, diminuisce le opportunità di attività fisica e di occupazione e peggiora la qualità delle cure mediche. Tutto ciò viola i diritti fondamentali e umani, nuocendo al tempo stesso al perseguimento di finalità la prevenzione delle recidive e la reintegrazione sociale.
Il fenomeno, inoltre, mette a dura prova le risorse degli istituti e ha un impatto diretto sulle condizioni di lavoro del personale. La creazione di posti attraverso nuovi penitenziari o l’ampliamento di quelli esistenti non risolverà, da sola, il problema. Secondo la CNPT è invece necessario “mettere in atto una strategia globale di riduzione del numero di persone detenute a livello cantonale”.
Asilanti: problematico il collocamento in rifugi PC
Per quanto infine concerne i richiedenti asilo, la commissione rileva che vi sono ancora persone vulnerabili accolte in rifugi della protezione civile: tale collocamento è giudicato “problematico dal punto di vista dei diritti umani” per varie ragioni, dall’esiguità degli spazi fino all’assenza di luce naturale e alla scarsa qualità dell’aria. La CNPT raccomanda quindi di rinunciare a questa soluzione o di limitarla a soggiorni di breve durata.








