La situazione di sovraffollamento delle carceri ticinesi ha raggiunto un punto critico, rendendo necessario l’utilizzo prolungato delle celle di fermo della polizia cantonale a Lugano. Un caso emblematico è arrivato all’attenzione pubblica, con un detenuto costretto a permanere per otto giorni in una cella omologata per un massimo di 72 ore, vicenda denunciata pubblicamente dall’avvocata Elisa Travella, che ha evidenziato carenze nelle condizioni di detenzione.
L’uomo finisce in manette sabato 31 gennaio per reati contro il patrimonio. Martedì il giudice dei provvedimenti coercitivi conferma l’arresto e ordina la carcerazione preventiva ma alla Farera, struttura preposta a questo tipo di reclusione, non c’è posto. Rimane così otto giorni in una cella di fermo della polizia cantonale a Lugano omologata, appunto, per una detenzione di massimo 72 ore.
L’avvocata Travella ha dettagliato le restrizioni subite dal suo assistito. “Abbiamo riscontrato delle restrizioni relativamente alle condizioni di igiene. In particolare non è stato fornito uno spazzolino e un dentifricio. Quindi il mio cliente non ha potuto lavarsi i denti per oltre sei giorni, non ha potuto ricevere oggetti personali perché non è prevista questa possibilità presso le celle della polizia cantonale, mentre questa possibilità è garantita presso le strutture carcerarie, in particolare presso la Farera e quindi non ha potuto disporre della sua biancheria intima, dei suoi vestiti.”
“Al lavoro per garantire condizioni dignitose”
La causa, come detto, è il sovraffollamento delle carceri. Da due anni tutti i posti sono occupati. “Nell’ultimo mese - ha riferito al Quotidiano della RSI Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi - abbiamo sforato tutti questi posti occupati. Quindi cosa significa? Significa che abbiamo dovuto utilizzare delle celle che normalmente non sono adibite alla carcerazione preventiva, ma sono adibite ad altri scopi. Abbiamo dovuto ripensarle per la carcerazione preventiva e adesso non abbiamo più veramente nessuna possibilità di spazi, nel senso che abbiamo occupato tutte le celle possibili”.
La Farera ha una capienza massima di 88 posti, oggi vi sono 93 prevenuti e la Stampa è costantemente occupata creando un collo di bottiglia. Oggi, domenica, è arrivata la comunicazione che il soggetto della testimonianza è stato spostato alla Farera perché si è liberato un posto. “Sono preoccupato, prosegue il direttore, sia per quanto attiene alle persone detenute, alle quali per legge dobbiamo garantire determinate condizioni di detenzione ma - non glielo nego- sono anche preoccupato per il mio personale che da due anni sta gestendo la situazione di sovraffollamento e che si sta facendo in quattro per garantire a tutti delle condizioni di carcerazione dignitose”.
L’avvocata Travella ha motivato la decisione di denunciare pubblicamente la situazione con la necessità di richiamare l’attenzione della politica, perché “riponga di nuovo la sua attenzione su questa problematica e trovi una soluzione in tempi brevi.”






